Una iniziativa «per non dimenticare L'Aquila», nella speranza che possa aiutare a trovare le risorse, promesse dai Grandi della Terra durante il G8 e mai arrivate per il restauro di opere d'arte. E lo scopo principale della mostra: «L'Aquila, l'arte ferita delle chiese del centro storico», inaugurata ieri dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ventuno opere, appartenenti alle chiese del centro storico danneggiate dal sisma, che saranno esposte, fino al 26 febbraio, nella sala della Regina della Camera dei Deputati. L'obiettivo è di poter fare adottare un restauro, attraverso un contributo da destinare all'arcidiocesi dell'Aquila. «Speriamo che questa mostra ci aiuti a trovare le risorse per restaurare le opere d'arte» ha affermato il sottosegretario, Gianni Letta, durante l'inaugurazione. La stessa speranza dell'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari: «Le opere d'arte recuperate sono un accorato appello a tutti a non dimenticare le nostre chiese e le nostre opere d'arte e la nostra città. Con il G8 abbiamo sperato molto nell'aiuto dei grandi Capi di Stato che sono venuti all'Aquila, non c'è stato un grande impegno da parte loro, ma non ci scoraggiano. Il nostro Nunzio Apostolico a Belgrado si sta impegnando molto per trovare aiuti e con lui anche monsignor Giovanni D'Ercole». Un summit solidale. Questo doveva essere il G8 per L'Aquila, I Grandi della Terra avrebbero dovuto finanziare la rinascita dei beni artistici, Si disse che la dote dei Paesi stranieri per L'Aquila sarebbe stata di 300 milioni di euro, tanto che il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, reclamizzò anche una lista di nozze, rivelatasi con fichi secchi, di 45 monumenti da far adottare agli Stati. Solo quattro Paesi hanno risposto davvero all'appello. sottoscrivendo un protocollo d'intesa: Francia, Germania, Russia e Kazakistan. Eppure, i Capi di Stato, in tour tra le macerie, avevano annunciato aiuti di ogni tipo. «Vi sono vicino e vi assicuro che gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare l'Italia» disse Barack Obama, visitando piazza Duomo. Il giorno seguente, Michelle Obama, fece sapere che gli Stati Uniti avrebbero finanziato la ricostruzione della chiesa di Santa Maria Paganica: 4,5 milioni e 4 anni di lavoro. Poche ore dopo, invece, trapelò che il presidente Usa preferiva finanziare borse di studio, Ma anche questa ipotesi cadde nel vuoto, Fecero promesse (non ancora mantenute) Gordon Brown, primo ministro britannico, per l'Abbazia di San Clemente a Casauria; il premier spagnolo Zapatero per il recupero della Fortezza spagnola; il capo del governo canadese, Stephen Harper, che annunciò un nuovo campus universitario, e l'allora Capo di Stato giapponese, TaroAso, che si offrì per la costruzione di un centro sportivo e una nuova sala da musica e per la ricostruzione della chiesa di Sant'Agostino. L'Australia si impegnò per l'oratorio di Sant'Antonio da Padova e la Cina per Palazzo Margherita e palazzo dei Nobili. Tutte promesse cadute nel vuoto.