Sandro Bondi non ha cambiato idea. «Non sarò io il ministro che passerà alla storia per aver cementificato quel che resta dell'Agro romano», aveva ripetuto ai suoi collaboratori nei giorni scorsi. Così, nonostante le proteste del sindaco Gianni Alemanno e dei costruttori, il ministero dei Beni culturali ha deciso: l'area compresa fra Laurentina e Pontina sarà sottoposta ai vincoli di tutela paesaggistica e ambientale. Non sarà possibile costruire. Sarà concessa solo qualche piccolissima apertura alle richieste degli imprenditori edili che erano già state recepite nel Piano regolatore. Bondi ha dunque scelto di mantenere dritta la barra del timone sulla strada della sfida contro il partito bipartisan che vuole lo sviluppo urbanistico dell'Agro romano. Una posizione, quella del ministro, che pochi giorni fa ha raccolto il plauso di Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi. L'esponente ambientalista ha riconosciuto come dietro le spinte di cementificazione non ci sia solo il centrodestra, ma appunto «uno schieramento con forti appoggi trasversali, quindi anche nel centrosinistra». E per questo ha apprezzato «la posizione coraggiosa di Sandro Bondi». Oggi il ministero dei Beni culturali ufficializzerà la decisione. Secondo gli insider del dicastero, il decreto che pone appunto i vincoli su molte aree (in alcune delle quali erano già state avviate le nuove edificazioni) è stato ormai firmato e adesso il provvedimento sarà notificato alle associazioni di categoria, ai costruttori titolari dei terreni e soprattutto agli enti locali interessati, cioè Comune e Regione. E il Campidoglio si starebbe già preparando al ricorso al Tar, ll Tribunale amministrativo regionale. il Piano regolatore rischia quindi essere rivisto, corretto, integrato. A nulla sono valsi i ripetuti appelli di Alemanno rivolti direttamente a Bondi, ma anche ad altri esponenti del governo: «Se vengono posti i vincoli, si blocca lo sviluppo della città», avrebbe detto il sindaco al ministro nell'ultimo faccia a faccia sull'argomento. In ballo, fra le varie cose, ci sono anche i delicatissimi rapporti fra il Campidoglio e i costruttori, che rappresentano uno dei poteri più forti della Capitale. E del resto tutte ultime le amministrazioni, da Rutelli a Veltroni fino adesso ad Alemanno, hanno stretto patti di ferro con i costruttori. Il Piano regolatore, che Alemanno ha ereditato da Veltroni, è stato il frutto di una lunghissima trattativa fra il Comune e i costruttori. E l'edificabilità delle aree era stata concessa con il bilancino per cercare di accontentare tutti gli imprenditori, senza favorire troppo l'uno o l'altro. Stoppare lo sviluppo edilizio in aree importanti ed estese come l'Agro romano rischia di far saltare tutti gli equilibri. In particolare, intorno all'Agro romano notano gli interessi di famiglie di costruttori importanti, da Edoardo Caltagirone ai Santarelli. L'Acer, l'associazione degli imprenditori edili capitolini, ha comunque già offerto disponibilità a studiare soluzioni alternative, ma ha chiesto anche che non ci siano veti pregiudiziali su alcuna area. La parola del ministro Bondi però chiude (almeno per adesso) la questione su grosse porzioni di campagna romana. E ora il sindaco Alemanno dovrà trovare altre aree per compensare gli interessi dei costruttori che avevano già pregustato il business dell'Agro romano. Una partita complessa soprattutto alla vigilia di una tornata elettorale importante come le Regionali.
ROMA - Bondi firma, Agro romano vincolato. Oggi l'ufficializzazione, le norme notifìcate a Comune e Regione.
Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha deciso di non cambiare idea e di mantenere i vincoli di tutela paesaggistica e ambientale sull'Agro romano. Non sarà possibile costruire in queste aree, a meno che non vengano accettate alcune piccole aperture alle richieste degli imprenditori edili. Questa decisione è stata apprezzata da Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, che ha riconosciuto che ci sono forti appoggi trasversali per lo sviluppo urbanistico dell'Agro romano. Il Campidoglio si sta preparando per ricorrere al Tar e il Piano regolatore potrebbe essere rivisto.
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