Progetto Comune intende manifestare un forte e convinto sostegno alla campagna "Acqua ti voglio bene comune" promossa dall'Osservatorio della pace di Capannori e invita nuovamente tutti i cittadini a firmare l'appello per difendere l'acqua da una pericolosa mercificazione. Il processo di progressiva privatizzazione della gestione dell'acqua potabile e dei servizi idrici ha visto una decisa accelerazione negli ultimi anni con il consenso sostanziale dei maggiori partiti politici, nel centro destra e nel centro sinistra, nonostante numerose organizzazioni internazionali abbiano più volte denunciato il pericolo reale che tale processo possa condurre all'erosione del diritto dell'uomo di poter accedere a uno dei beni naturali fondamentali alla base della vita. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta la regione Toscana è stata la più sollecita nell'attuare il passaggio dalla gestione interamente pubblica alla forma di Spa, prima a capitale totalmente pubblico e poi misto in partecipazione con società private accogliendo così, senza averne l'obbligo, le indicazioni degli organi internazionali, quali la Banca mondiale e l'Organizzazione mondiale del commercio. Ancora la regione Toscana, nel novembre 2006, ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare regionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. In quell'occasione si espresse contro tale proposta un blocco politico trasversale composto da Ds, Margherita, Udc, Forza Italia, An e Sdi. All'epoca Prc, Pdci e Verdi rimasero soli a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare e oggi fa sorridere l'ennesimo accodamento di questi partiti al Pd in vista delle prossime elezioni regionali: una poltrona vale più della battaglia in sostegno dell'acqua come bene pubblico? Lo scorso novembre il Governo ha approvato il decreto legge 135 - per molti incostituzionale - che sottrae agli enti locali la gestione dell'acqua potabile per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo lucroso business per i privati. Mentre a Parigi l'acqua torna pubblica, in Italia il cerchio si sta per chiudere. La privatizzazione dei servizi idrici si inserisce peraltro nel processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali rispetto al quale Progetto Comune da tempo si è schierato per combattere i privilegi, gli sprechi, le inefficienze, i crescenti costi di esercizio e la scarsa trasparenza: l'ingresso dei privati nella gestione dei servizi pubblici locali doveva rappresentare la chiave per ottenere più risparmio, più efficienza, e minori costi a carico dei cittadini; negli ultimi dieci anni invece l'ingresso dei privati nella gestione di tali servizi ha significato in più di una occasione maggiori sprechi, moltiplicazione delle poltrone, maggiore inefficienza e soprattutto bollette sempre più salate a carico dei cittadini. C'è qualcosa che non va. Chiediamo al consiglio comunale di Capannori di modificare rapidamente lo Statuto comunale per riconoscere l'accesso all'acqua un diritto umano universale, indivisibile, inalienabile; per proclamare l'acqua bene comune pubblico; per confermare il principio della proprietà e della gestione pubblica del servizio idrico e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; per riconoscere che il servizio idrico è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti e pari dignità ai cittadini. Chiediamo al consiglio di approvare una mozione per sollecitare la Regione ad impugnare dinanzi alla Corte costituzionale il decreto e a sostenere le iniziative collegate. Chiediamo che il Comune si faccia promotore di un osservatorio permanente su tasse e tariffe e sui costi di gestione dei servizi. Progetto Comune