Scudo e arte. Le prime stime sul valore dichiarato di quadri e statue Rimpatrio solo giuridico per diversi Picasso, Warhol, Fontana e autori impressionisti Quattro miliardi di euro è la stima delle opere d'arte regolarizzate con lo scudo ter. Probabilmente ben al di sotto del loro reale valore, poiché i lavori «scudati» potrebbero essere stati valutati solo un decimo della loro quotazione di mercato. La ragione appare evidente: inserire nel quadro RW del Modello Unico del 2010 sui redditi 2009 cifre relativamente modeste, ma contemporaneamente darsi la possibilità di vendere le opere in futuro e rimpatriare i guadagni e le relative plusvalenze, non tassate in Italia. In fondo il pagamento del 5 su valori bassi ha rappresentato un'occasione di emersione anche per l'arte. Infatti sono stati in tanti tra operatori e collezionisti privati, più di quello che ci si attendeva, a dichiarare al fisco italiano l'arte posseduta, molto spesso in seconde case a Londra, Parigi e New York o custodita nella maggior parte in caveau in Svizzera. «La gran parte degli scudanti - spiega Fabio Guffanti, dottore commercialista in Milano e consulente sullo scudo fiscale - ha adottato la formula del rimpatrio giuridico attraverso fiduciarie, lasciando le opere lì dove sono, presso società di custodia svizzere che hanno intestato alla fiduciaria italiana la posizione del cliente. Del resto il rimpatrio fisico rendeva obbligatorio il passaggio in dogana con il 10 di Iva, più gli oneri doganali e poteva porre il problema dell'applicazione del Codice dei beni culturali (notifiche, vincoli, ecc.)». Tra le fiduciarie coinvolte sicuramente Unione Fiduciaria, che secondo quanto risulta a «Plus24» avrebbe scudato opere per 80 milioni di euro, ma anche Eos Servizi Fiduciari della Banca Svizzera Italiana, nonché le fiduciarie di Ubs e Crédit Suisse, Cofimo Fiduciaria e Sirefild di Intesa Sanpaolo e anche private bank come Ersel e Banca Ponti. «In quest'ultima edizione dello scudo la formula del rimpatrio giuridico - conferma Fabrizio Vedana, responsabile dei servizi legali di Unione Fiduciaria - sta andando molto bene, in particolare per le opere d'arte situate in Svizzera, paese per il quale nei due precedenti scudi (2001, 2003, ndr) era prevista anche la facoltà di regolarizzare. Tra le nostre operazioni ad oggi figurano anche quadri di autori importanti come Pablo Picasso, Francis Bacon, Andy Warhol, Wassilij Kandisky, Giorgio Morandi, Paul Klee e Giorgio de Chirico». La maggior parte dei contribuenti italiani che dichiara al Fisco beni preziosi detenuti in paesi stranieri preferisce non trasferirli materialmente in Italia. "Quella di lasciare le opere d'arte scudate all'estero è una tendenza che riscontriamo frequentemente - spiega Giovanni Bandera, partner dello studio Pedersoli e Associati e responsabile del dipartimento fiscale -. Le motivazioni di fondo sono due: riportare in Italia un'opera d'arte può comportare il rischio di essere assoggettato al pagamento di un'imposizione indiretta e alle verifiche sui vincoli di circolazione dell'opera. Motivi che spingono i più a optare per la strada della regolarizzazione o del rimpatrio giuridico». E per i prossimi quattro mesi gli esperti si aspettano almeno il medesimo flusso di valori in emersione, proprio sulla scorta dell'obbligo dal prossimo Modello Unico di dichiarare l'arte posseduta. Ma che ci sia stato un flusso di opere verso l'Italia lo confermano anche il broker assicurativo Aon, Divisione Arte Italia: «Molti privati hanno chiesto estensioni delle polizze del 3-5 del valore spiega Alessandra Capua -. Chi magari aveva opere in seconde residenze a New York le ha riportate a Roma o Milano nelle dimore abituali e le cifre inserite a copertura sono state cospicue». Significa che dall'estero le opere sono rientrate in Italia al fine di poterle poi movimentare o vendere. Che genere di opere sono state scudate? Dagli Impressionisti francesi al Post impressionisti, al 900 italiano e al Contemporaneo storicizzato, insomma dai Futuristi a de Chirico e Fontana, passando da Picasso e Modigliani. Probabilmente anche gli antiquari hanno scelto di riportare opere in Italia al fine di venderle in un secondo tempo. "Per un possessore di opere d'arte, per un gallerista che voglia poi in futuro immettere sul mercato le opere, è certamente opportuno ricorrere allo scudo - conclude l'avvocato Sergio Favretto - in modo accorto ed equilibrato, per ottenere un punto di partenza certo e credibile, conveniente per future transazioni».