Largo ai progettisti nelle commissioni paesaggistiche. Per continuare a rilasciare i nullaosta, gli enti delegati dalle Regioni (Comuni, Province. Parchi e Comunità montane) devono disporre di strutture in grado di valutare gli interventi in aree tutelate e differenziare il procedimento di autorizzazione in zone vincolate da quello urbanistico-edilizio. Secondo gli ultimi dati del ministero dei Beni culturali sono 3.736 su 6.955 le amministrazioni in regola. Quasi la metà dei municipi italiani, dunque, soprattutto i più piccoli, devono ancora dotarsi di professionisti in grado di garantire le competenze necessarie. Un' opportunità per architetti e ingegneri, così come per agronomi, geologi e geometri. E, in alcuni casi, perfino per avvocati e storici. Le modalità per la formazione delle commissioni appaiono le più svariate da Regione a Regione. La Lombardia, ad esempio, ha stabilito che nei comuni sotto i 15mila abitanti le strutture debbano essere forniate da almeno tre componenti, in quelli più grandi il minimo è cinque. Possono accedervi laureati in materie attinenti alla tutela del paesaggio e diplomati, come i geometri con esperienza quinquennale. "La scelta dei componenti, che partecipano a titolo gratuito - spiega Diego Terruzzi, responsabile paesaggio della direzione Territorio e urbanistica - spetta agli enti locali e molti sostengono che possa far parte della commissione anche un laureato in lettere o in storia che abbia competenze sugli aspetti culturali-paesaggistici. In un caso, c'è anche un avvocato». Per garantire l'adeguamento basta un organo monocratico secondo Daniele Iacovone, direttore Territorio e urbanistica del Lazio: "Non serve una commissione: è sufficiente che ci sia un soggetto competente alla valutazione degli atti. D'altronde, perché creare inutili sovrastrutture se poi è la soprintendenza a esprimersi nel merito?». In un primo momento, fa sapere il dirigente, i candidati potevano essere scelti solo tra ingegneri e architetti. Poi, dopo un ricorso degli agronomi al Tar, le maglie si sono allargate "a tutti i professionisti competenti in materia». Punta sulle aggregazioni la Puglia. La Regione ha stabilito che le commissioni siano in forma associata per i comuni sotto i 15mila abitanti. "Nell'atto di indirizzo - spiega l'assessore all'Assetto del territorio, Angela Barbanente - abbiamo auspicato che le strutture siano il pi possibile interdisciplinari. La composizione e i regolamenti li fanno i Comuni. Sono loro che decidono anche se la partecipazione è a titolo gratuito o meno». In Emilia Romagna, la Regione ha fissato due opzioni: o si chiedono liste direttamente a Ordini professionali e Università, oppure si fa un bando pubblico. "Nelle strutture tecniche - aggiunge Giancarlo Poli, alla guida del servizio regionale Tutela del paesaggio - non possono esserci né responsabili comunali nè nomine politiche».
Commissioni paesaggistiche, c'è posto per i progettisti
Il ministero dei Beni culturali ha stabilito che le amministrazioni locali devono disporre di strutture in grado di valutare gli interventi in aree tutelate e differenziare il procedimento di autorizzazione in zone vincolate da quello urbanistico-edilizio. Attualmente, solo il 54% delle amministrazioni in regola hanno le strutture necessarie. La Lombardia ha stabilito che nei comuni sotto i 15mila abitanti le strutture debbano essere fornite da almeno tre componenti, mentre in quelli più grandi il minimo è cinque. Possono accedervi laureati in materie attinenti alla tutela del paesaggio e diplomati.
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