CASSANO IONIO-La Sibaritide: un inestimabile tesoro sommerso, un forziere di ricchezze archeologiche più unico che raro. Risultati a cinque stelle per gli scavi che da due settimane impegnano nel parco archeologico sette studiosi della Scuola archeologica italiana di Atene in collaborazione con due professionisti dell'Ufficio scavi di Sibari. A loro si aggiungono due architetti e i coordinatori delle ricerche: per la Scuola greca il professore Emanuele Greco, per l'Ufficio scavi sibarita l'archeologa Silvana Luppino. Le prime due settimane di lavoro (ne rimangono altre tre) sono state dedicate all'area di "Casa bianca", molto ricca dal punto di vista monumentale. Si tratta della zona più vicina al mare nell'epoca di Turi, mentre era solo spiaggia qualche secolo prima quando pulsava la leggenda di Sybaris. Gli scavi hanno portato alla luce una vasca con un lato di 22 metri, forse legata a un tempio. S'è intravisto pure un affascinante e monumentale accesso (una sorta di propilon), con tanto di colonne e porticato, a un santuario che inizialmente si riteneva dedicato al greco Eracle (la divinità che in epoca latina diventerà Èrcole) ma ora non s'esclude possa essere legato ad A-frodite o Asclepio. La dottoressa Luppino parla di questa scoperta come uno dei più monumentali complessi pubblici di Turi, creato il quarto o il terzo secolo a.C. Oltre a dettagliare i confini delle scoperte, le ricerche punteranno a inserirlo nel tessuto urbano della polis (in cui si narra che visse e morì lo storico Erodoto) fatta costruire da Pericle sui resti della mitica Sybaris distrutta da Kroton. Il suo piano regolatore fu tracciato da uno dei più grandi urbanisti antichi: Ippodamo da Mileto. La Luppino precisa che con questi ritrovamenti la già ricca area archeologica di "Casa bianca" vede lievitare in maniera esponenziale la sua appetibilità non solo scientifica ma anche turistica. Chiuso lo scavo di "Casa bianca" gli studiosi si sposteranno nella zona di "Porta nord", dove, come in gran parte dell'area archeologica, sono conservati resti delle tre città sovrapposte: prima le magnogreche Sybaris e Turi, poi la romana Copia. Nella Piana che è stata di Sybaris sono 168 gli ettari di terreno demaniale protetti da vincoli, ma solo il 2 per cento è stato scavato per riportare alla luce resti delle leggendarie città che hanno fatto guadagnare a questo angolo di Calabria un paragrafo in tutti i libri di storia. Un tesoro che merita e pretende d'essere valorizzato molto oltre quel poco che si fa attualmente. Solo a giugno sono state quattromila le presenze, con un'impennata nelle visite al parco archeologico e una sostanziale conferma delle cifre riguardanti il Museo nazionale, sistemato a poche centinaia di metri dalle ricchezze antiche. Anzi, probabilmente, con i piedi su qualche affascinante villa magno-greca o mosaico romano. Per fine luglio e agosto sono in cartellone quattro spettacoli di teatro antico da ospitare proprio tra capitelli, marmi e colonne dell'area archeologica. Iniziative messe in cantiere dall'assessorato regionale al Turismo, che ha coinvolto il Comune di Cassano per il supporto logistico.