Nomentana, qui gli studiosi consultano i manoscritti dello scrittore. Ora però mancano i fondi Con 30mila euro impossibili restauri dei manoscritti e aperture anche il pomeriggio Aprire quella porta che permette ogni mattina a studiosi e appassionati di teatro di entrare nel mondo privato di Luigi Pirandello, sarà sempre più difficile se lIstituto di studi che gestisce la casa museo non trova presto fondi per continuare a finanziare limpresa. Al civico 13b di via Antonio Bosio, allultimo piano di uno degli splendidi villini sulla Nomentana che ora ospita un ufficio del ministero dello Sviluppo economico, senza risorse sarà impossibile offrire alla lettura degli studiosi i manoscritti a inchiostro con il dramma dellEnrico IV, la commedia 'A birritta cu 'i ciàncianeddi (Il berretto a sonagli) o i fogli sparsi che racchiudono il segreto di Uno, nessuno e centomila: quelle carte ingiallite si stanno rovinando e non ci sono i soldi per restaurarle né per digitalizzarle. Il budget attuale dellIstituto di studi pirandelliani, nato nel 1961 dopo la donazione fatta allo Stato dai figli Fausto, Lietta e Stefano, ammonta a poco più di 30mila euro lanno, divisi più o meno equamente tra ministero, Regione e Comune. Poca cosa se si pensa che ci sono da tenere aperti al pubblico il soggiorno che fungeva da studio con la preziosissima biblioteca del drammaturgo, ma anche il letto dove il premio Nobel per la Letteratura morì il 10 dicembre 1936, poco ore dopo aver lavorato al finale dei Giganti della montagna. «Riceviamo la visita di molti turisti stranieri. E molti ci dicono: "Se Pirandello fosse nato da noi in Francia, la sua casa sarebbe ben altra cosa"» spiega Lucia Torsello che con Dina Saponaro si occupa dellIstituto ogni mattina (sono state assunte proprio per questo) aprendolo al pubblico alle 9, dal lunedì al venerdì. Ma alle 14 la porta si chiude. E per i visitatori che lavorano diventa impossibile vedere foto e lettere di Marta Abba, la musa ispiratrice dellintellettuale agrigentino, i disegni e i quadretti del drammaturgo, la divisa che indossò quando divenne accademico dItalia nel 1929, i suoi duemila libri (ricchi di postille, chiose o dediche di altri scrittori), volumi conservati insieme allarchivio e ai manoscritti di Ugo Betti. «Grazie allimpegno del ministero dei Beni culturali, del Comune e della Regione (dal 2008 siamo infatti nellAlbo degli istituti culturali regionali), dalle aperture su appuntamento siamo riusciti a passare a 26 ore settimanali di apertura regolari», precisa la presidente Franca Angelini, docente di Letterature teatrale alla Sapienza. «Ma un centro studi come questo ha bisogno di ben altra considerazione e di sponsor anche privati per portare avanti il programma di tutela e valorizzazione». La scansione digitale delle preziose carte, e limmissione nella biblioteca online Europeana, permetterebbe di limitare luso dei manoscritti, consentendone la conservazione e la divulgazione. Ma la richiesta di aiuti pubblici è stata da poco respinta per mancanza di fondi. I tagli ai bilanci pubblici rischiano di mettere in ginocchio lappartamento, trasformato in luogo di alta cultura sul teatro contemporaneo, dove il grande scrittore visse gli ultimi anni della sua vita. Ad Agrigento si vivono invece giorni ben più tranquilli. Lì la Regione Sicilia finanzia adeguatamente il centro studi nato tra le mura della casa dove Pirandello nacque nel 1867.
ROMA - "Salviamo la casa museo di Pirandello"
L'Istituto di studi pirandelliani, che gestisce la casa museo di Luigi Pirandello, sta facendo difficoltà finanziarie. Il budget attuale, di circa 30mila euro, non è sufficiente per restaurare i manoscritti e digitalizzarli. La porta del museo si chiude alle 14, rendendo impossibile la visita di studiosi e appassionati di teatro. L'Istituto ha bisogno di fondi per continuare a finanziare la tutela e valorizzazione del patrimonio pirandelliano. La scansione digitale dei manoscritti e la loro pubblicazione online potrebbero aiutare a limitare luso dei documenti e a conservarli. Tuttavia, la richiesta di aiuti pubblici è stata respinta per mancanza di fondi.
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