Rimasto sconosciuto fino ai nostri giorni, è stato incredibilmente ritrovato nella provincia di Roma, in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di Manziana e di Bracciano, il Caput Aquae dell'acquedotto di Traiano, ovvero la prima sorgente del percorso attorno al lago di Bracciano dell'acquedotto inaugurato nel 109 d.C. per servire la zona urbana di Trastevere. A fare la scoperta, due documentaristi inglesi, Michael e Ted O'Neill, impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani, che si sono imbattuti nei resti di un ninfeo con straordinarie volte colorate in blu egizio. E l'importanza del ritrovamento è confermata dall'archeologo Lorenzo Quilici, professore di topografia antica all'università di Bologna, che definisce il ninfeo «stupefacente». Coperto da una grotta artificiale che accoglieva una cappella della Madonna, risistemata agli inizi del Settecento dai principi Odescalchi - spiega Quilici - è venuto fuori un monumento «che si è rivelato un ninfeo, costruito all'origine delle prime sorgenti dell'acquedotto», un monumento straordinario, dice il professore, «che possiamo paragonare al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria sull'Appia Antica. Si tratta, racconta Quilici, «di una cappella centrale dedicata al dio della sorgente o alle ninfe, che si approfondisce ai lati in due bacini coperti da straordinarie volte ancora colorate in blu egizio che, alla base, con un ardito sistema di blocchi messi a filtro, accoglievano l'acqua in due laghetti, dai quali partiva il canale dell'acquedotto». Le strutture, alte fino a 8-9 metri, sono realizzate in opera laterizia e in opera reticolata assai raffinata e gli ambienti, con le volte a botte e a crociera, i pozzi, i cunicoli, il canale che principia l'acquedotto sotterraneo sono oggi tutti percorribili perchè privi d'acqua. L'acquedotto di Traiano è stato il penultimo in ordine di tempo degli undici grandi acquedotti che rifornivano Roma antica. Inaugurato nel 109 d.C, è rimasto praticamente sempre in funzione. All'inizio del Seicento Paolo V lo fece restaurare. L'acquedotto papale prendeva però acqua dal lago di Bracciano, come fa ancora in parte il condotto attuale. Per celebrare la sua opera, Traiano fece coniare anche delle monete sulle quali è raffigurata l'immagine semisdraiata di un dio fluviale sotto un grande arco affiancato da colonne. E secondo gli O'Neill, quello raffigurato sulla moneta è proprio il ninfeo di Bracciano. s.l
CAMPANIA -Caput Aquae dell'acquedotto di Traiano
Un ninfeo romano è stato scoperto nella provincia di Roma, in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra i comuni di Manziana e Bracciano. Il ninfeo, costruito all'origine delle prime sorgenti dell'acquedotto di Traiano, è stato ritrovato da due documentaristi inglesi, Michael e Ted O'Neill, impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani. L'archeologo Lorenzo Quilici ha definito il ninfeo "stupefacente" e ha descritto come fosse coperto da una grotta artificiale che accoglieva una cappella della Madonna. Il ninfeo è stato costruito con opera laterizia e opera reticolata raffinata e presenta strutture alte fino a 8-9 metri.
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