«Vorrei capire che cosa c'entra l'Arte Povera con le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia. E' un controsenso. Quanto può durare un avanguardia? Cinque, sei anni. E invece sono 43 anni che si porta avanti l'Arte Povera. Basta». Parola di Vittorio Sgarbi alla fine della conferenza stampa di presentazione della mostra sul pittore Felice Giani che si svolgerà a Parigi nel mese di febbraio. Nel mirino del critico finisce la scelta di dedicare una delle mostre celebrative dell'Unità d'Italia al progetto «Arte Povera». E attacca: «Il tema di fondo è questo: una ragazza è bella a 25 anni ma 43 anni dopo non lo è più. Questa la verità». Sgarbi sceglie di proposito il paragone tra arte povera e belle donne. Cita Brigitte Bardot che «è BB solo tra il 1960 e il 1970. Oggi si può solo dire che era Brigitte Bardot». E poi Marilyn. La Monroe è sempre attuale perché «è morta» altrimenti «se fosse rimasta in vita era inevitabile la decadenza». E se il ragionamento del critico è valido allora o si aveva il coraggio di «festeggiare i 150 con l'equivalente di Belen perché almeno ci sarebbe una bella ragazza nell'arte» oppure si dovevano valorizzare i contemporanei di Cavour come «Italo Cremona che si chiamava per l'appunto Italo, oppure Mazzonis». Questioni di punti di vista anche se Sgarbi fa una solenne promessa: «Sarò come il primo commissario antimafia dell'arte». La tesi del critico, infatti, è che «il mondo della cultura confina naturalmente con la corruzione per il denaro che si muove» e dunque, adesso che «sono stato nominato direttore del Padiglione Italia alla Biennale posso finalmente dire con serenità che esiste una mafia dell'arte». Mafia è imporre e «far diventare obbligatori artisti come Cattelan, Hirst e Beecroft. C'è un mondo di interessi economici che consacra alcuni a danno di altri».