Il critico attacca l'atteggiamento da gallerista di chi gestisce l'arte contemporanea e punta a tornare come assessore per l'inaugurazione del Museo del Novecento Il primo artista della Biennale targata Vittorio Sgarbi sarà Filippo Martinez. Il critico d'arte ferrarese me lo assicura, appena giunto a Oristano per una manifestazione dedicata agli Immortali proprio dall'amico, poi sciorina un lungo elenco di altri nomi, da Cremonini a Ferroni. Sgarbi ha appena incassato la nomina a commissario del Padiglione Italia del 2001. Una nomina in ritardo... «No, perché? La mia sarà la Biennale dell'Unità d'Italia, il vero specchio della contemporaneità; non metterò in scena una parata in costume d'epoca, ma presenterò ciò che siamo ora, come fecero con Italia '61». A Milano hanno appena presentato una serie di mostre dedicate all'Arte povera. «L'Arte povera è nata per uccidere il sistema culturale della fine degli anni Sessanta, e come tutta l'arte funeraria è celebrativa, quindi posso capire vogliano legarla all'anniversario. Non ho alcuna preclusione verso il fenomeno artistico, quello che invece ritengo indegno è aver associato questa esposizione alle celebrazioni, perché l'Arte povera non è contemporanea, è come una bella donna invecchiata che nessuno fila più». Cosa va inteso per contemporaneo? «Sicuramente non può passare il concetto per cui un artista è contemporaneo per estratto di nascita, allora è indiscutibile che Serafini è più contemporaneo di Penone. Non può esistere una visione più contemporanea di un'altra, tutto quello che accade ora è contemporaneo. Pensa che Bonito Oliva, commentando la mia nomina, ha addotto una critica che è quasi accettabile, persino espressa in un italiano comprensibile! Lui sostiene che io difendo il concetto di una bellezza statica, mentre ritiene debba essere mobile, legata al tempo e in continua trasformazione. Però confonde quello che è la storia con un concetto èstetico. La bellezza è inalterabile, cambia e si evolve la storia dell'arte, la sua percezione. Non esiste un volto dell'arte, ma i volti dell'arte. E se vale il principio che morto Dio tutto è permesso, allora morta l'arte tutto è permesso. Quindi il problema della contemporaneità non si pone, non ha senso, è solo una strenua difesa di posizioni irragionevoli». Però a capo dei musei che promuovono mostre di arte contemporanea ci sono quasi solo persone che la pensano come Celant, Bonito Oliva, Bonaini ecc. Spesso neppure disposte a cercare un confronto. «Forse qui abbiamo sbagliato noi. Dico noi per indicare i critici che sono curiosi, non si stancano di indagare tutto quello che l'arte propone. Loro sì che sono statici, si sono fermati a promuovere una manciata di artisti, con un atteggiamento più da galleristi che da critici. E in virtù di questo loro lavoro limitato hanno potuto muoversi meglio. Poi però non si capisce perché certi artisti abbiano avuto fortuna e altri no, magari a fronte di una qualità maggiore». Sta di fatto che quando eri assessore a Milano hai tentato invano di fare un museo d'arte contemporanea. «Il mio progetto era troppo intelligente per poter essere accettato. Benché non sia rimasto abbastanza per poter vedere l'avvio dei lavori, tornerò a Milano in tempo per assistere all'inaugurazione del Museo del Novecento, dove si è seguita la mia indicazione di terminare il percorso con un'opera del 1961 di Domenico Gnoli, mentre per quanto riguarda il periodo successivo, quello in cui inizia l'Arte povera, avevo pensato al Palazzo delle Scintille, dove si potevano da subito fare mostre. Ma fui messo in minoranza e vinse l'idea di Davide Rampello di far edificare a Libeskind una nuova struttura nell'area della ex Fiera, una specie di panettone con all'interno pure le terme. Roba da tempi lunghi. Quando tornerò a fare l'assessore a Milano risolverò anche questo problema». Conti di tornare a Milano? Rinunceresti alla Biennale? «Milano è il mio obiettivo, ma posso fare bene entrambe le cose, assessore e commissario alla Biennale. Potrei fare anche il sindaco di Matera
Sgarbi: Sistemo la Biennale e poi mi butto su Milano
Il critico Vittorio Sgarbi attacca l'atteggiamento da gallerista di chi gestisce l'arte contemporanea e sostiene che il suo progetto per la Biennale dell'Unità d'Italia sarà il vero specchio della contemporaneità. Sgarbi critica la tendenza a associare l'Arte povera all'anniversario di Italia '61 e sostiene che l'Arte povera non è contemporanea. Inoltre, critica i critici che promuovono mostre di arte contemporanea e sostiene che hanno un atteggiamento più da galleristi che da critici. Sgarbi annuncia di tornare a Milano come assessore e commissario alla Biennale, e sostiene che potrebbe anche diventare sindaco di Matera.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo