Celant: «Abbiamo sdoganato il Paese». Sgarbi: «Roba vecchia» Il caso. Nel 2011 una mostra sul «concettuale», che il curatore appena nominato alla Biennale ha stroncato Il movimento dell'«Arte povera», promosso dal critico Germano Celant nel 1967, è tornato in due giorni a spaccare il mondo dell'arte. Il 2011 vedrà infatti da una parte il Padiglione Italia della Biennale firmato Vittorio Sgarbi (nominato l'altro ieri), che ha annunciato di voler farla finita con «concettualismo, Arte povera e sperimentalismi che hanno portato in mostra lampadari costituiti da tampax, per tornare al bello» e, dall'altro, la mostra sull'Arte povera curata da Celant per i 150 anni dell'Unità d'Italia e promossa da sei tra i maggiori musei d'arte contemporanea italiani. Tra i quali il museo Maxxi di Roma appena inaugurato e del quale proprio Sgarbi è stato indicato dal ministro «supervisore» agli acquisti. Ce n'è abbastanza perché l'infiammabile microcosmo dell'italica arte contemporanea si prepari a due anni di guerra di trincea nella verifica dei poteri. Appena saputo della nomina di Sgarbi alla Biennale, infatti, Francesco Bonami ha ironizzato («I precedenti curatori Beatrice e Buscaroli ci hanno fatto piangere, lui potrebbe farci ridere»), Achille Bonito Oliva l'ha buttata in politica («Bondi ha fatto questa nomina pensando di costituire una autonomia culturale della destra che, per quanto riguarda l'arte, non ha mal proposto una iconografia di appartenenza») mentre ieri, presentando la mostra sull'Arte povera, Celant ha prima cercato di trattenersi, poi ha ceduto a una chiara allusione: «Noi rappresentiamo la globalizzazione, altri il localismo». Più di lui è stato esplicito il direttore del museo MaDRE, Eduardo Cicelyn: «L'Arte povera fu un linguaggio che ruppe con il potere, e uno come Sgarbi, che parla da posizioni di potere, giustamente dal suo punto di vista la contrasta». Ma chi rappresenta davvero oggi il potere dell'arte contemporanea in Italia? Il ministro Bondi e il nominato Sgarbi al Padiglione Italia (la Biennale designerà autonomamente il direttore della rassegna, gli ultimi sono sempre stati stranieri) o, maggiormente, i dodici che ieri erano al tavolo della Triennale per presentare la mostra sull'Arte povera, guidati dal presidente dell'ente Davide Rampello? C'erano Celant (Fondazione Prada, Guggenheim...), Paolo Verri (direttore del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni), l'amministratore delegato di Elécta-Arte Martin Angioni (dal quale è nata l'idea della mostra), vari assessori, il presidente e li direttore del Maxxi, Pio Baldi e Anna Mattirolo, e il direttore del MAMbo, Gianfranco Maraniello. Certo, galleristi e collezionisti stranieri - Pinault insegna - contano ancora di più. La mostra «Arte povera in Italia 2011» sarà inaugurata il 17 marzo 2011 a Torino (quindi in anticipo sulla Biennale sgarbiana), coinvolgendo 1'ex spazio industriale Org (Officine grandi riparazioni) e Venaria Reale. Ma coinvolgerà anche la Triennale di Milano e i musei Maxxi di Roma, MAMbo di Bologna e MaDRE di Napoli, «ma altri si potranno aggiungere», ha dichiarato Rampello. Contro i sommersi «Gnoli, Guarenti, Guccione, Ferroni, Sughi e Annigoni» ai quali ha fatto cenno Sgarbi, qui rivedremo i salvati Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Giulio Paolini e altri «per continuare una battaglia di apertura e rottura - ha ricordato Celant contro il tentativo di ridurre all'unicità il linguaggio dell'arte. L'Arte povera è un movimento che ha fatto conoscere l'Italia in tutto il mondo e ha concluso riferendosi a quanto può fare il Maxxi può ancora avere un futuro durevole». Ovviamente di tutt'altro parere è Sgarbi: «L'Arte povera? Roba da museo d'arte antica. Ha quarant'anni, è vecchia. C'è una mafia nel mondo dell'arte. C'è un universo d'interessi economici che consacra alcuni a danno di altri. A Venezia sarò il primo commissario antimafia dell'arte». Ma come la si metterà, allora, al Maxxi, che partecipa alla rassegna e, dall'altro ieri, ha Sgarbi come «supervisore»? «La sua è una designazione del ministro per consulenza negli acquisti ha dichiarato il presidente del Maxxi, Pio Baldi. Comunque ne parleremo nel comitato scientifico». Ma la partecipazione del Maxxi alla mostra sull'Arte povera, in realtà, dev'essere ancora sottoposta agli organi del Museo, appena nominati. Fiato alle trombe, avrebbe detto un presentatore di quarant'anni fa!
Corriere della Sera
23 Gennaio 2010
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L'arte è meglio povera o bella? E i critici tornano a litigare
PI
Pierluigi Panza
Corriere della Sera
Il movimento dell'Arte povera, promosso dal critico Germano Celant nel 1967, è tornato in due giorni a spaccare il mondo dell'arte. Il 2011 vedrà infatti da una parte il Padiglione Italia della Biennale firmato Vittorio Sgarbi, che ha annunciato di voler farla finita con concettualismo, Arte povera e sperimentalismi. Dall'altro, la mostra sull'Arte povera curata da Celant per i 150 anni dell'Unità d'Italia e promossa da sei tra i maggiori musei d'arte contemporanea italiani.
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