Il critico curerà il Padiglione Italia nel 2011. «Ho in programma di fare cose mai viste prima» E tanto tuonò che piovve. Soprattutto in testa a coloro che, negli scorsi giorni allorché il rumor cominciò a circolare, avevano già cominciato a lanciare polemici strali. Vittorio Sgarbi sarà il curatore del prossimo Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2011. La notizia ha trovato conferma nella giornata di ieri, nel corso della presentazione del suo ultimo libro, L'Italia delle meraviglie, che il critico d'arte ha tenuto nelle sale dell'ex Consiglio Nazionale a Roma. Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, presente all'evento insieme al direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, ha infatti confermato la nomina del critico ferrarese. «A Sgarbi», ha spiegato, «è stato deciso di affidare anche la vigilanza per l'acquisto di nuove opere d'arte contemporanea per il nuovo museo delle arti del XXI secolo». Cioè il Maxxi progettato da Zaha Hadid, che si aprirà a Roma in primavera. «Sgarbi credo conosca le ricchezze e le varietà del patrimonio italiano, anche di quello diffuso, come pochi», ha dichiarato il ministro. «Dobbiamo gratitudine per il suo impegno per l'arte e per l'impegno profuso anche qui al ministero. Dobbiamo avvalerci di più e meglio della sua esperienza». Ieri Sgarbi ha spiegato alle agenzie di stampa che cercherà di svolgere il suo nuovo compito di vigilanza sul museo capitolini [sic] «nel modo più rigoroso». Da capire tuttavia come sarà configurato il suo incarico: «Potrebbe esserci una commissione chiamata a decidere», ha detto, «o potrei essere chiamato a dare una consulenza personale al ministro. Potrei anche consigliarlo per altri musei». Parlando con Libero, però, il critico e sindaco di Salemi promette fuochi d'artificio nel Padiglione Italia da lui organizzato. Per ora - chiaro, visto che la nomina è freschissima - non ci sono ipotesi su quali potrebbero essere gli artisti invitati. Resta la volontà di stupire il pubblico. «Ovviamente ho in programma di fare cose ma viste prima», ha detto Sgarbi. «io avrei voluto che alla Biennale fosse chiamato il critico Robert Hughes, figuriamoci che cosa posso avere in mente. Del resto tutte le Biennali sono fatte per scontentare qualcuno. Se possibile io farò in modo che lo sconcerto sia dei maggiori». Se lo sconcerto arriverà, quel che è già arrivato sono le polemiche. L'anno scorso, quando alla guida del Padiglione Italia furono nominati Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli (due critici ritenuti di destra) il mondo culturale e progressista italiano andò su tutte le furie. Figuriamoci che accadrà ora che tocca a Sgarbi. Repubblica, nei giorni scorsi, ha già scagliato qualche freccia, anche intervistando Achille Bonito Oliva. Ieri, invece, c'era chi borbottava per il doppio incarico attribuito allo scoppiettante Vittorio, il quale ha versato benzina sul fuoco, dichiarando che al Maxxi potrebbe portare una scultura di Cordelia Von den Steinen. Chi è costei? Nientemento che la moglie di Pietro Cascella, scultore defunto nel 2008 noto a molti per essere l'autore del mausoleo di Villa San Martino, residenza di Silvio Berlusconi. Chissà quali dietrologie stanno già immaginando i critici impegnati. Sgarbi, invece, si mostra tranquillo. «Io ho solo risposto a una provocazione», racconta. «Ho organizzato una mostra della Von den Steinen quando ero assessore. Di certo non mi è stata indicata dalla politica o dal ministro Bondi. Non capisco perché non dovremmo proporre artisti italiani quando poi compriamo stranieri come GilbertGeorge. Si figuri, poiché io credo che l'arte sia sempre contemporanea, quando ero sottosegretario ho fatto acquistare un'opera di Paolo Uccello...". Vedremo che genere di Padiglione metterà in piedi Sgarbi. Per ora, il fatto notevole è che il ministro Bondi sembra intenzionato a proseguire sulla strada già tracciata lo scorso anno, senza farsi intimidire dalle critiche. Il forte segnale lanciato dal ministro appare ancora più importante considerando che per la prima volta la nomina del curatore del Padiglione Italia anticipa quella del futuro successore di Daniel Birbaum alla guida della Biennale stessa, prerogativa nell'omonima fondazione. Dal punto di vista squisitamente artistico questa nomina di fatto prosegue idealmente le linee tracciate dai suoi predecessori, tentando di dimostrare l'unicità dell'arte italiana d'oggi e il suo mal troncato legame con la nostra tradizione. Sgarbi, infatti, ha sempre contrapposto un'idea di contemporaneità autonoma e libera da condizionamenti esterni; quegli stessi elementi, dettati da leggi di marketing e di comunicazione, che oggi dominano la scena artistica internazionale, trasformano l'arte in un puro strumento di decorazione modaiola o di sterile provocazione.