Arte Il critico: « Bondi ha fatto scelta coraggiosa, forse per questo verrà cacciato. Sarò la sua Sarfatti» La massima soddisfazione? Il Cristo Morto di Mantegna al centro del Padiglione Italia. Una delle solite provocazioni di Vittorio Sgarbi? Non proprio visto che il critico d'arte ferrarese è stato nominato ieri curatore del Padiglione Italia della Biennale d'Arte 2011 dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. E commentando la sua idea di esporre il «contemporaneo» Mantegna dice «Non si sa mai, potrei farlo davvero». Dalla sicula Salemi di cui è sindaco alla laguna, lo Sgarbi nazionale risale la penisola per curare il Padiglione Italia ma mette già le mani avanti sul nome del prossimo curatore della Biennale stessa. E lo fa ricordando la naufragata candidatura, nel 2003, del critico d'arte australiano e giornalista del New York Times Rob Hughues, una sua idea per un curatore «non convenzionale». All'ultimo, però, l'allora presidente della Biennale Franco Bernabè scelse Francesco Bonami e la frattura segnò l'inizio della fine con l'allora ministro Urbani. «Ora, questo mio ritorno in Biennale - dice Sgarbi - è un tentativo di ricominciare quel discorso». Un discorso che va fatto con l'attuale presidente, Paolo Baratta con cui, dice Sgarbi, i destini si sono incrociati a più riprese e che, a ogni buon conto, Bondi ha avvisato ieri mattina, prima dell'annuncio pubblico. «Baratta era presidente della Biennale quando io ero segretario, - dice Sgarbi - poi lui era al governo quando io ero in parlamento e ci siamo sentiti spesso di recente per un fondo cinematografico di Salemi verso cui la Biennale sta dimostrando grande attenzione». Come dire che le premesse di collaborazione sono buone. Premesse tutte da testare sul concreto visto che il neo curatore manifesta già propositi di trasloco. «L'edizione del 2011 cade nell'anno dei festeggiamenti per l'unità d'Italia - dice Sgarbi - quindi sarebbe utile che il Padiglione Italia ritornasse dov'era, cioè ai giardini». Una richiesta che arriva a poco più di un anno dallo spostamento dello spazio dedicato all'arte italiana alle Tese dell'Arsenale. Insomma, si prevedono fuochi d'artificio, e non solo con i vertici della Biennale ma anche con lo stesso ministro: «Bondi ha fatto una scelta coraggiosa - dice il critico - sarà pericoloso forse più per lui che per me, forse verrà cacciato per questa scelta crudele contro la falsa cultura che ha maltrattato artisti come Alberto Sughi». E aggiunge: «Non ci sarà un potere politico che mi guiderà, farò peggio, sarò la Margherita Sarfatti di Bondi». Sul fronte dei commenti, la Biennale tace con «rispettosa discrezione per le nomine ministeriali» come per quella di Luca Molinari, omologo di Sgarbi come curatore del Padiglione Italia per la rassegna dedicata all'Architettura in programma a giugno di quest'anno. Un'investitura arriva invece dal suo predecessore, Luca Beatrice che dice: «Non potrei essere più felice, con Vittorio avremo la seconda Biennale non più nelle mani della cricca dell'arte povera che si autocelebrerà come unica arte italiana in stile regime sovietico. Quella di Vittorio sarà un'alternativa fantasiosa e democratica». L'annuncio ufficiale della nomina di Sgarbi, già nell'aria da giorni, arriva ieri pomeriggio in un'occasione inusuale come la presentazione pubblica di un libro. Il volume, nella fattispecie, era L'Italia delle Meraviglie firmato proprio dal critico d'arte ferrarese e, non a caso la presentazione di ieri era ospitata niente meno che nel Salone del Consiglio Nazionale nella sede del Ministero al Collegio Romano. Oltre all'onore di una nomina ambita, Bondi ha voluto omaggiare il «suo» curatore con un incarico in più, nella capitale, e con parole lusinghiere, quasi di ammenda: «A Sgarbi - ha precisato Bondi - è stato deciso di affidare anche la vigilanza per l'acquisto di nuove opere d'arte contemporanea per il nuovo museo delle arti del XXI secolo, Maxxi, progettato da Zaha Hadid, che si aprirà a Roma in primavera. Sgarbi credo conosca le ricchezze e le varietà del patrimonio italiano, anche di quello diffuso, come pochi, a lui dobbiamo gratitudine per il suo impegno per l'arte e per l'impegno profuso anche qui al ministero. Dobbiamo avvalerci di più e meglio della sua esperienza».