LA POLEMICA MILANO «Siamo stanchi di chiedere! Quelli della cultura non sono problemi che possono essere risolti con l'obolo dato alla questua. I governi, di oggi e di domani, devono capire che la cultura è un dovere per loro, e un diritto per i cittadini». Riccardo Muti ha usato p arole dure prima di dirigere ieri agli Arcimboldi il "Concerto straordinario",promosso dai sindacati e terminato con un is del Va' pensiero, dal Nabucco di Verdi, intonato da tutto il pubblico assieme al coro e all'orchestra della Scala. La manifestazione era stata indetta per protestare contro i ventilati (e sembra non confermati) tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus),ma più in generale per chiedere al governo più attenzione per la musica e la cultura. «Ho letto sulla stampa che la revoca ai tagli è stata letta come una vittoria» ha detto Muti, riferendosi a una battuta del ministro ai Beni Culturali, Giuliano Urbani. «Ma la parola vittoria evoca la presenza di un nemico. Vorrei sapere chi, in questo caso, ha perso...». Prima del concerto era stato letto un comunicato sindacale, pienamente condiviso da Muti, nel quale si sottolineava che i recenti provvedimenti legislativi sul blocco della contrattazione aziendale e sull'innalzamento dell'età pensionabile «produrranno gravi ripercussioni sulla stabilità delle Fondazioni. Acosa è servito ristrutturare o edificare ex novo importanti teatri se poi l'attività artistica viene abbandonata dallo Stato?». Questo non deve accadere, ha detto Muti, ricordando che «Verdi, Bellini e Rossini hanno fatto grande il nostro paese» e che gli orchestrali, i coristi, i ballerini di oggi «sono la continuazione di una gloriosa catena che non può essere interrotta».