La recente legge sui servizi pubblici locali (la cosiddetta legge Ronchi) avrà effetti gravi su tutto il territorio nazionale, ma a Napoli le conseguenze rischiano di essere particolarmente vistose. Le nuove disposizioni, infatti, costringono i Comuni ad affidare la gestione dei servizi pubblici locali, acqua compresa, a società private o al massimo miste pubblico-privato. Si chiude così il cerchio della privatizzazione: la legge non lascia spazio per nessuna residua forma di gestione diretta, impedendo ciò che i Comuni hanno realizzato per circa un secolo, dalla legge Giolitti del 1903 fino al 2001, anno di entrata in vigore della prima dirompente "riforma" in questa materia. Ardua diviene persino la possibilità di affidare il servizio a una società per azioni di cui sia integrale proprietario lente pubblico (il cosiddetto affidamento in house). Si trasferisce così al capitale privato una nicchia di mercato protetta, quella dei servizi pubblici locali, che è fonte di rendite certe. È bene chiarire che la contro-riforma dei servizi pubblici locali fortemente voluta dal governo si basa su alcune mistificazioni. In primo luogo, si sostiene strumentalmente che le disposizioni servirebbero ad adeguare lordinamento interno a quello europeo: si tratta di una assoluta falsità perché lEuropa lascia gli Stati membri liberi di decidere se gestire i servizi locali facendo ricorso o meno al mercato. La pubblicizzazione dellacqua a Parigi, ad esempio, è stata resa possibile dalle leggi francesi che continuano a prevedere che i Comuni possano realizzare anche gestioni dirette dei servizi locali. E nessuno dubita della conformità di queste disposizioni al diritto europeo. In secondo luogo, si invoca ingannevolmente la concorrenza. In questi settori - si pensi al servizio idrico che viene erogato attraverso ununica infrastruttura acquedottistica - la privatizzazione non può generare le condizioni per la concorrenza, come è viceversa accaduto, ad esempio, a livello nazionale, nel settore delle telecomunicazioni. Il risultato cui si perverrà sarà dunque quello della sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati. In settori come quello idrico la naturale conformazione monopolistica del mercato assicurerà al gestore privato una rendita cospicua che sarà pagata a caro prezzo dai cittadini. In questo difficilissimo scenario il consiglio di amministrazione dellAto 2 - il consorzio di Comuni che da 10 anni avrebbe dovuto governare il settore idrico - dopo aver puntato nel 2004 alla privatizzazione dellacqua, con un bando che scandalizzò lopinione pubblica campana, dorme sonni profondi. E ciò a dispetto del fatto che nel corso del 2009 lassessore alle Risorse strategiche del Comune di Napoli Riccardo Realfonzo abbia sostenuto la linea dellacqua pubblica, rendendosi promotore di una impegnativa delibera approvata in consiglio comunale e inviando formalmente allAto 2 uno schema di delibera. Con questultimo, che risale al maggio scorso, si chiedeva allAto 2 di affidare il servizio idrico allArin, lunica azienda al 100 per cento pubblica in grado per storia, competenze e affidabilità di poter gestire lacqua a Napoli e negli altri Comuni del bacino, comunque istituendo una commissione tecnica per verificare la possibilità, a legislazione vigente, di trasformare questa azienda in un ente di diritto pubblico. Purtroppo, come è ben noto, lazione di Realfonzo è stata bloccata da interessi lobbistici al punto da costringerlo alle dimissioni. E lAto 2 prosegue i suoi sonni. Tra soli 11 mesi scadranno ex lege le attuali concessioni, con leffetto che i servizi verranno messi a gara. In altre parole, il rischio (per qualcuno il vero malcelato obiettivo) è che lAto 2 non proceda nella direzione dellaffidamento allArin, che questultima venga sciolta (tanto è scritto nello statuto e previsto dalla legge) e che i suoi straordinari beni (dallacquedotto del Serino a tutte le altre infrastrutture legate al servizio idrico) divengano oggetto di un vero e proprio sciacallaggio da parte dei soliti rapaci.
NAPOLI - c'è una lobby che vuole l'acqua
La legge sui servizi pubblici locali (la legge Ronchi) avrà effetti gravi su tutto il territorio nazionale, ma a Napoli le conseguenze rischiano di essere particolarmente vistose. La legge costringe i Comuni ad affidare la gestione dei servizi pubblici locali, acqua compresa, a società private o al massimo miste pubblico-privato. Ciò significa che il servizio idrico a Napoli potrebbe essere affidato a una società privata, senza possibilità di gestione diretta da parte del Comune. La legge si basa su mistificazioni, come la sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati e la sostituzione della concorrenza con la rendita cospicua per i cittadini.
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