Sarà Vittorio Sgarbi il curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2011. L'annuncio è arrivato ieri dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi durante la presentazione dell'ultimo libro del critico d'arte, intitolato L'Italia delle meraviglie e pubblicato per i tipi di Bompiani. La notizia circolava da tempo. Ma il ministro ha anche ufficializzato un secondo incarico per Sgarbi, anche questo nel settore del contemporaneo: «A Vittorio, che oggi festeggiamo, abbiamo deciso di affidare il ruolo di vigilanza per l'acquisto delle nuove opere d'arte contemporanea per il Maxxi», il nuovo museo di Stato dedicato alla creatività del presente, appena terminato di costruire a Roma su progetto di Zaha Hadid. Un ruolo tutto nuovo, questo della «vigilanza», in un'istituzione, il Maxxi, strutturata come Fondazione e con un vertice in carica. Di cosa si tratta? «Non conosco ancora i dettagli dell'incarico ha risposto Sgarbi ma ritengo si tratti di una sorta di consulenza diretta al ministro per acquisti di arte, forse non limitati al solo Maxxi. Diciamo che sarò la Margherita Sarfatti di Bondi...». Consapevole, il critico e storico dell'arte, delle «infinite polemiche» (parole sue, pronunciate e subito seguite da una gran risata) per questa doppia scelta: «Già immagino le reazioni, Bonito Oliva si starà preparando...». La sua linea, Sgarbi che anche ieri ha sfoderato la nota vis polemica l'ha già dettata. Biennale o Maxxi, poca differenza. In sintesi: nessun (ulteriore) spazio a sperimentalismi di marca neoavanguardista, all'arte povera, al concettualismo, alle installazioni e in genere all'arte più legata alla ricerca. «La mia non sarà una Biennale escrementizia o piena di tampax», ha detto (citando l'artista Piero Manzoni). Spazio, invece, a una linea prevalentemente figurativa, alla tecnica, alla «bellezza», a una pittura di mestiere, meglio se permeata da riferimenti colti e vena onirica. Dai nomi fatti da Sgarbi si tratti di Novecento storico o di artisti viventi si capisce (quasi) tutto: «Assurdo che il Maxxi abbia acquistato un'opera di Gilbert George (osannato duo di artisti inglesi presente nei principali musei del mondo, che Sgarbi ha citato più volte storpiando il nome, n.d.r.) e non abbia nemmeno un'opera di Alberto Sughi, maestro di pittura, che ha 8o anni. E non lo dico perché lo vedo qui...». Poi, sempre riferito alle presenze nel salone del ministero che ha ospitato l'incontro, ha aggiunto: «E non vedo perché non dare spazio anche a Cornelia von de Steinen, e non perché è moglie di Pietro Cascella» (scultore scomparso, amico e autore prediletto, come è noto, tanto da Bondi quanto da Silvio Berlusconi). Gli altri nomi confermano una «strada» chiara: «Domenico Gnoli, Carlo Guarienti, Fabrizio Clerici, Riccardo Tommasi Ferroni, Pietro Annigoni». Critiche sono arrivate da Sgarbi anche all'indirizzo dei vertici dell'attuale Ministero (immancabile la battuta su Bondi: «Non gli ho chiesto nulla, gli incarichi sono arrivati dopo che il mio nome era stato depennato per tutto, dalla presidenza del Consiglio superiore alla nuova direzione generale per la valorizzazione») in particolare contro il progetto di accorpare la Galleria Corsini di Roma alle collezioni della Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini, ipotesi sostenuta anche dal sottosegretario Francesco Giro. Riprendendo quanto appena detto da Alvar Gonzales Palacios (uno dei relatori ieri, con il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e Alain Elkann) Sgarbi ha rilanciato: «Pietà per la Corsini. L'accorpamento sarebbe un'onta per lo Stato, un insulto alla ragione e alla legge. Si vincolano le storiche collezioni private Colonna, Doria Pamphili, Pallavicini e poi si smembra l'unica pubblica?».