Tutelare il centro storico dellAquila sconvolto dal terremoto con una legge speciale e opposizione dura contro la proposta, in discussione alla Regione, che invece prevede nuove espansioni soprattutto in territorio agricolo. Italia Nostra rilancia le sue battaglie per evitare che il cuore martoriato della città abruzzese sia ulteriormente mortificato. E ieri, in un convegno ospitato nella nuova sede dellArchivio di Stato, ha rilanciato lidea di varare un decreto legge che avvii un coordinamento fra gli interventi attualmente in corso nel centro storico e che si muovono, sostiene lassociazione, sganciati fra loro, senza un piano e lasciando che quella parte della città, con i suoi monumenti, ma anche con il tessuto di edilizia minore, deperisca definitivamente. La presidente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, il segretario Antonello Alici, i consiglieri Giovanni Losavio e Vezio De Lucia hanno denunciato il progetto di legge urbanistica della Regione, ora governata dal centrodestra (ma la legge è ereditata dalla precedente amministrazione di centrosinistra). Queste norme rischiano di aggravare lo spreco di suolo che, sostiene lassociazione, è la conseguenza diretta anche del tipo di ricostruzione adottato a LAquila: le decine di nuovi insediamenti disseminati nel territorio comunale, distesi su una superficie totale di 140 ettari, nei quali sono stati concentrati la gran parte degli investimenti. Tutto questo è accaduto a scapito degli interventi nel centro storico, che è ormai abbandonato da dieci mesi, chiuso e impraticabile. «La maggioranza degli edifici e dei monumenti è senza protezione», denuncia Mottola Molfino, «più del settanta per cento dei beni storico-artistici è ancora sotto le macerie e con linverno rischiano di essere persi». In questa situazione avanza un rischio: «quello di unennesima speculazione edilizia, aggravata dalla prospettiva di ricostruire una "città nuova", seppellendo uno dei centri storici più belli del nostro paese». Di qui lidea di ricorrere a una legge speciale che rimetta ordine fra competenze spezzettate e che imponga di produrre «un piano organico di restauro urbano», non limitandosi solo alle parti monumentali del centro storico, i grandi palazzi, le chiese, che non possono essere isolate dal loro contesto. «La ricostruzione è stata impostata come problema esclusivamente edilizio», aggiunge De Lucia, «accantonando la dimensione territoriale, senza un progetto di città».