Caro direttore, giustamente oggi titola: "Lecco soffocata da troppo cemento", e allora che si fa? Spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano l'assetto e l'utilizzo del territorio Caro direttore, giustamente oggi titola: "Lecco soffocata da troppo cemento", e allora che si fa? Spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano l'assetto e l'utilizzo del territorio. In realtà si è abdicato, o si è stati destituiti, dal ruolo di gestori del territorio. Da almeno due decenni si assiste a politiche urbanistiche pensate e orientate non dalla competente autorità comunale, nell'interesse generale della collettività, bensì dai grandi operatori immobiliari che, ovviamente, perseguono i loro legittimi interessi privati. Le ferite del lago sono sotto gli occhi di chi vuol vedere. Dobbiamo perciò invertire la rotta, dobbiamo immaginare e praticare una politica diversa. Obiettivo, semplice e dichiarato: fermarci, far respirare la terra e lanciare un messaggio nuovo ed inequivocabile. Dare un segnale di speranza e dimostrarlo coi fatti. Ma come? Innanzitutto prendendo atto per davvero che la Terra di Lecco è malata e cominciare a curarla contribuendo ad un tentativo collettivo di mettere il tema del consumo di suolo in primo piano. Abbiamo in mano un sassolino e lo dobbiamo lanciare nello stagno che cascando nell'acqua dice: ?Stop al Consumo di Territorio?. Un obiettivo perseguito con un'azione concreta. Anzi, forse l'unica azione concreta possibile per un Comune: l'adozione di un Pgt che punta all'azzeramento del consumo di suolo, che non prevede nuove aree di espansione urbanistica e che investe tutto sul recupero del patrimonio esistente, sulla promozione dell'agricoltura, del turismo sostenibile, e sulla valorizzazione del paesaggio ambientale e architettonico. Esaltare, far emergere, dimostrare le opportunità e i benefici, che la scelta di non consumare territorio può e crea. Non solo per l'ambiente, ma anche per il mondo che ruota attorno al mattone. Ad es., se invece di grandi e costosissime opere (tanti soldi necessari), si ipotizzano tante piccole opere pubbliche diffuse (tanto lavoro necessario) tendenti a riqualificare tutto il patrimonio immobiliare esistente sul territorio locale e nazionale, abbattendone i consumi energetici e riconvertendoli alle energie pulite e rinnovabili, e recuperare alla bellezza molti degli angoli del ?bel paese? deturpati da scempi di varia natura, ci sarebbe da lavorare per tutte le imprese legate all'edilizia. Per decenni. Peraltro si tratta di una nuova concezione dell'amministrare che dovrebbe essere alla base anche degli elenchi annuali e piani triennali delle opere pubbliche della prossima Amministrazione. In questi strumenti di programmazione va data priorità non alle grandi opere di immagine ma alla manutenzione ordinariastraordinaria dell'esistente Partendo appunto dal recupero di questo, alleandosi con i piccoli artigiani locali, quelli in grado di recuperare una corte malandata o di restaurare un soffitto affrescato, una piccola casa, una piccola proprietà, evitano cioè di stare a svendersi per gli oneri d'urbanizzazione di edifici fatti con lo stampino, tutti uguali, buoni a Lecco come a Palermo. È per questo che va introdotto concretamente il principio di compensazione ecologicaambientale preventiva del territorio, raggiungendo l'obiettivo di rendere obbligatorio, dovunque possibile, il riuso delle aree dismesse o sottoutilizzate per far fronte ad ogni nuovo bisogno insediativo. Solo quando si dimostra che è inevitabile usare suolo libero, viene imposto l'obbligo di compensare la perdita di valore ambientale, 'costruendo natura' su una superficie doppia a quella consumata, rendendola fruibile alla comunità locale. La compensazione ecologica preventiva non ha ripercussioni negative sulle entrate dei Comuni perché si va ad aggiungere agli altri oneri già previsti dalle normative vigenti, allo scopo di scoraggiare il consumo di suolo libero. A Lecco è tempo per l'approvazione del Pgt a crescita zero. Si può (e si deve) fare! E' la realtà che si fa carico di questa evidenza. Paolo Trezzi, Duccio Facchini Lecco