CULTURA Urbani: II ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, interviene nel dibattito sulla nuova Milano, Promuove i grattacieli che diventeranno il simbolo della Fiera, annuncia il prossimo trasferimento dell'Accademia di Brera alla Bovisa e auspica la nascita di un Museo del Design online curato dalla Triennale, II ministro dei Beni culturali ridisegna la mappa degli interventi: la città sta ritrovando lo slancio che aveva perso dopo la costruzione del Pirellone «Brera trasloca alla Bovisa» Urbani: l'Accademia in periferìa e i grattacieli della Fiera le sfide del futuro Nel dibattito sulla trasformazione della città interviene anche il ministro per i Beni culturali, il milanese Giuliano Urbani, per tanti anni docente in Bocconi. Oltre dieci anni dopo Tangcntopoli sta nascendo infatti una «ncw Milano», con i grattacieli sull'arca della ex Fiera Campionaria, la nuova Fiera di Fuksas, il nuovo grattacielo della Regione Lombardia di Pei-Cobb-Fredd, la Città della Moda di Cesar Pelli, che sarà ufficialmente presentata il 29 luglio dal sindaco Albcrtini e dall'assessore allo Sviluppo del Territorio, Gianni Verga. Il quale ha parlato di una «Milano di cento progetti». Ed ecco infatti, ancora, la nuova Scala che aprirà il 7 dicembre e dove ieri, il sindaco con il vicesindaco, Riccardo De Corato, hanno assistito alla prima prova di movimentazione del nuovo palcosccnico. Lunedì scorso è stato dato il via libera dal consiglio comunale alla nascita di Montecity, il nuovo progetto di Norman Foster con Paolo Caputo sull'area dismessa di Rogorcdo, la più grande ex arca industriale soggetta a trasformazione (un milione e 200mila metri quadrati) d'Europa. Ed è stato approvato dal cda dell'Accademia di Brera il trasferimento della stessa alla Bovisa. Dove si è già in parte trasferito il Politecnico. La città guarda con fascino e timore alla «nouvcllc vague immobiliare». Al ministro vengono chiesti soprattutto ragione dei finanziamenti possibili per sostenere queste opere ma, soprattutto, la produzione nel campo degli spettacoli, visto l'alto numero di sale teatrali di cui ormai dispone Milano. «Milano non aveva inventato quasi più nulla dalla fine degli anni Cinquanta, quando venne costruito il grattacielo Pirelli, per cui trovo innovativo il progetto che sorgerà sull'area della Fiera. Mi sembra stupefacente la capacità inventiva di Libeskind. La Ha-did sta costruendo per noi un bel museo a Roma e anche Isozaki è un architetto di valore, sebbene abbiamo avuto delle incomprensioni per la sua pensilina agli Uffizi a Firenze». Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, di ritorno da Istanbul dove ha accompagnato il Piccolo Teatro in un'anteprima del Festival del Mediterraneo che si svolgerà in ottobre al Teatro Strehler, approva i grattacieli che sorgeranno sull'area della Fiera di Milano che, ribadisce, «è la mia città». Prima di entrare in politica, Urbani è stato per molti anni professore all'Università Bocconi. Promossi i grattacieli: a quando la grande Brera? «L'Accademia di Brera andrà presto alla Bovi-sa: martedì scorso il Consiglio d'amministrazione ha approvato il trasferimento. A Brera allargheremo gli spazi della Pinacoteca, terremo la galleria dell'Ottocento e alcune attività di rappresentanza dell'Accademia. A fine luglio spiegheremo meglio il progetto». Come immagina il museo del Design? «Intanto l'abbiamo finanziato. Io lo penso come un museo on-line organizzato dalla Triennale, perché sarebbero troppi i pezzi da esporre in poco spazio! In futuro penso che la sua sede espositiva dovrà essere nell'area della ex Fiera, come è previsto dal progetto vincitore». Il 7 dicembre riaprirà la Scala: soddisfatto dell'intervento al Piermarini? «L'intervento era necessario, noi l'abbiamo approvato, abbiamo vigilato sul rispetto della parte storica attraverso la Sovrintendenza Regionale e suggerito che i nuovi volumi venissero definiti da un progettista di valore, come Mario Botta. Quanto al futuro degli Arcimboldi è compito del Comune pensarci». Milano può portare all'estero spettacoli d'eccellenza per presentare adeguatamente il nostro Paese. Ma si fatica a reperire le risorse... «Il mio ministero ha finanziato otto tournée liriche, 211 concertistiche e 195 teatrali e diverse di queste erano milanesi. Al Piccolo, per portare spettacoli nei capoluoghi del Mediterraneo, sono stati erogati 800 mila euro. Con la Scala non siamo riusciti ad andare in Cina per costi elevatissimi. Sosterremo le celebrazioni per l'anniversario di Puccini, il cui comitato è presieduto dal vicepresidente della Scala di Milano, Bruno Ermolli. Il ministero è pronto a finanziare progetti speciali, ma bisogna dar tempo al Parlamento di discuterne. Spesso i protagonisti del mondo dello spettacolo dimenticano che l'Italia è una democrazia parlamentare». Si riferisce alle polemiche sui tagli al Fus? «I tagli al Fondo unico dello spettacolo, per il 2004, non ci saranno. Ma dei soldi pubblici il Governo decide la destinazione e il Parlamento approva. Non è che il ministro Urbani possa mettere o togliere dal suo portafoglio»! Ci saranno, nel futuro, tagli al Nord dove maggiori sono le risorse private per rilanciare il Sud, come chiedono gli alleati della Casa delle Libertà? «Non ci saranno tagli mirati regionali o locali nella cultura. Se ci si riferisce alle Fondazioni liriche, inoltre, sono tutte in rosso». Ma che genere di politica state facendo per il reperimento dei fondi per la cultura? A che serve costruire i teatri come a Milano, si chiedono i sindacati, se poi lo Stato non finanzia la cultura? «Con questa legislatura finisco il mio impegno politico. Ma nel medio e lungo periodo i fondi per la cultura non cre-sceranno. Bisogna trovare risorse aggiuntive. Io ho fatto le leggi per questo. Una sichiamaArcuse obbliga a un pre-lievo del 3 da destinare alla cultura per ogni opera pubblica che viene appaltata. Settimana scorsa ho depositato inoltre un progetto di legge che consente di detrarre dalle tasse le erogazioni liberali fatte a favore di enti culturali. Per esempio, se un privato finanzia la Scala o il Piccolo o altri enti culturali può detrarre quanto dato dalle tasse. Sono convinto che lo Stato potrà recuperare questi mancati introiti attraverso il maggior sviluppo che avranno gli enti che vengono finanziati. Infine, la terza strada è quella di promuovere il finanziamento locale attraverso accordi Stato-Regione che favoriscano l'impegno per la cultura di sponsor locali».