Da Londra a Madrid i templi dellarte hanno scelto di riallestire le collezioni: "Il modello Moma è finito" La rivoluzione dinamica. Lhanno chiamata così e segna una svolta per i musei. «Il modello del Moma è finito» ha detto a El Pais il direttore del Reina Sofia di Madrid, Manuel Borja-Villel, attaccando la disposizione delle opere in ordine cronologico e per stili presente nel Museum of Modern Art di New York e di tanti musei del mondo. Sì, il Moma rappresenterebbe il passato, perché a Madrid, Londra e Parigi, a Torino e Roma, i lavori degli artisti del Novecento ora vengono esposti "per temi". E accostando sculture, dipinti e disegni a film, video, foto e testimonianze storiche. Succede al Reina Sofia dove il cubismo di degli spagnoli Picasso e Gris si ammira e si capisce accanto al film muto "One week" di Buster Keaton e agli antichi idoli della scultura africana. Alla Tate Modern è stato preso un quadro astratto del russo Malevic (morto nel 1935) e una scultura del 70enne americano Serra per introdurre al concetto di "Energy and Process" entro cui è raccolta lesperienza dellArte Povera italiana degli anni Sessanta. E alla Gam di Torino capita di trovare il "poverista" Giulio Paolini spalla a spalla con la gloria sabauda del De Gubernatis, da quando il direttore Danilo Eccher ha mixato le collezione di Otto e Novecento secondo quattro temi: "Genere", "Veduta", "Infanzia" e "Specularità". I musei darte del passato mantengono il filo conduttore della cronologia eppure anche tra le collezioni di "antichità" qualcosa si muove. Ad esempio la direzione del Victoria and Albert Museum di Londra - ha raccontato El Pais - , ha annunciato che spenderà nei prossimi anni 30 milioni di euro per dare un taglio alla collezione di opere dal IV al XVII secolo che dimostri come la luce della rinascimento brillasse anche nei cosiddetti secoli bui del medioevo. Il capostipite di questa svolta nellallestimento "a tema" è sir Nicolas Serota. Lo studioso ha disposto le opere della collezione della Tate Modern: i veri sassi dello scultore inglese Richard Long (padre della "Land art") accanto alle ninfee dipinte dallimpressionista francese Monet, ad esempio, nella sezione sul "Paesaggio" che, con le altre tre su "Natura morta", "Nudo" e "Storia", nel 2000 inaugurarono il celebre museo di Londra. Qualcosa del genere si appresta a fare Alfred Pacquement al quarto piano del Centre Pompidou, tematizzando i capolavori (64mila pezzi di 5690 artisti del Novecento) del Musée National di Parigi. E un mix tra documenti storici e scientifici, testimonianze del folklore, opere darte e dellingegno, sarà certamente il museo delle Civiltà dEuropa e del Mediterraneo che la Francia sè impegnata a realizzare per il 2013 quando Marsiglia sarà capitale europea della cultura. «È un ottimo modo per rileggere le collezioni venendo incontro alla curiosità e ai gusti del pubblico. Ma qui da noi a Valle Giulia abbiamo finalità educative e didattiche. Per i cento anni della Galleria nazionale darte moderna, nel 2011, faremo sì degli assestamenti, ma per rendere più chiaro il percorso nel museo e nella storia dellarte del XX secolo» annuncia la direttrice Maria Vittoria Marini Clarelli. Che poi sottolinea: «Gli allestimenti "a tema" hanno il problema che durano poco, vanno cambiati». È infatti figlia delle esposizioni temporanee, come le grandi rassegne di Venezia o Kassel, questa tendenza a contaminare, anche negli allestimenti permanenti, stili e periodi distanti nel tempo. Così al Macro di Roma, il direttore Luca Massimo Barbero da qualche mese piazza pezzi della collezione comunale, come il corteo comunista dipinto dallastrattista Giulio Turcato e condannato da Palmiro Togliatti, accanto a lavori provenienti dai depositi, ad altri arrivati in comodato o alle opere delle personali, come la scultura di Enzo Cucchi o il "Blue carpet" dei russi Kabakov da oggi in mostra.