Ecco perché larte è tornata a dividere Le antiche pitture murali egizie sono tornate a casa. Qualche settimana fa hanno lasciato il Louvre, biglietto di sola andata per Luxor, con annessa scia di polemiche. Il principe Tetiky, sovrano della diciottesima dinastia egizia nel 1550 a. C., potrà ora riposare in pace tra i suoi affreschi nella Valle dei Re. Le sovrintendenze dei più grandi musei del mondo dormono invece sonni piuttosto agitati. Parigi ha ceduto per prima alle pressioni dellEgitto, segnando così una svolta in quella che i giornali francesi chiamano "guerra dei capolavori". I contenziosi tra musei e Stati di provenienza delle opere si moltiplicano. A Pesaro si è appena svolta ludienza per discutere il provvedimento di confisca dellAtleta di Lisippo che accoglie i visitatori nel cortile del Getty Museum di Malibu, California. La statuetta di bronzo era stata ripescata nel 1964 al largo di Fano e acquistata, tredici anni dopo, dal famoso collezionista americano: a fine mese il gip deciderà sulla sua sorte. Lex assessore veneto Ettore Beggiato ha invece scritto a Carla Bruni per chiedere la restituzione delle "Nozze di Cana", la tela del Veronese sottratta da Napoleone e oggi conservata al Louvre. «Mi sento di fare appello alla sua sensibilità, affinché la questione venga riproposta allopinione pubblica francese - queste le parole alla première dame di Beggiato, attuale responsabile culturale dellassociazione Progetto Nordest - affinché si possa approdare alla naturale ricollocazione del capolavoro nellisola di San Giorgio a Venezia». La sua richiesta non è stata per ora ripresa da altre autorità della Laguna. Nellultimo anno lUnesco, che nel 1970 approvò la Convenzione contro il traffico illecito di opere darte, ha dovuto seguire decine di nuovi contenziosi. Un mese fa lEgitto ha reclamato al British Museum la Stele di Rosetta, la lastra di basalto sulla quale sono stati decodificati i primi geroglifici e che richiama ogni anno oltre 5 milioni di visitatori. Secondo il Cairo è "patrimonio dellidentità nazionale" e come tale deve essere restituita alla madrepatria. Pochi mesi prima, il direttore del museo britannico, lo storico Neil MacGregor, si era rifiutato di prestare alla Grecia i marmi del Partenone per il nuovo museo dellAcropoli di Atene. Nel Neues Museum di Berlino, da poco riaperto, si è ufficialmente inaugurata la battaglia per il Busto di Nefertiti, rivendicato sempre dallEgitto. Nellottobre 2009 la Cina ha inviato in giro per il mondo una squadra di ricercatori ed esperti con il compito di ritrovare i reperti trafugati nel 1860 dallAntico palazzo destate, lo Yuanmingyuan. La caccia ai molti tesori sparsi in Occidente potrebbe ridisegnare la geografia del patrimonio museale mondiale. Lavvocato francese Jean-Jacques Neuer è pessimista. «Siamo entrati in una fase molto pericolosa», commenta il legale specializzato in questo tipo di dispute. «Avanza un nuovo nazionalismo culturale che minaccia collezioni costituite nei secoli». Il "cedimento" del Louvre è stato visto negativamente da molti esperti, mentre Nicolas Sarkozy, adepto della Real Politik, ha deciso di non inasprire lo scontro con le autorità egiziane. Le pitture murali della necropoli di Tebe erano state acquistate tra il 2000 e il 2003. Un affare costato oltre cento mila euro. Il museo parigino ha sostenuto di aver trattato con intermediari qualificati e di essere in assoluta "buona fede". LEgitto ha invece dimostrato che le pitture murali erano state trafugate in epoca recente, e che quindi il Louvre aveva violato la Convenzione dellUnesco. «Non ci fermeremo. Ora vogliamo ottenere anche la restituzione di altri sei altri reperti conservati al Louvre, fra i quali lo Zodiaco di Dendera» ha annunciato Zahi Hawass. La campagna dEgitto è insomma appena incominciata. Da quando è stato nominato alla direzione del Consiglio supremo delle Antichità in Egitto, nel 2002, Hawass, detto anche "Il Faraone", ha già riportato in patria oltre 5.000 reperti. Il suo obiettivo è recuperarne il più possibile per il "Grand Museum" che dovrebbe essere inaugurato nel 2012 a Giza. Il New Yorker ha descritto questintraprendente egiziano, vestito alla Indiana Jones, come un incrocio «tra larcheologo, luomo daffari e lastuto politico». Hawass ha già prodotto quattro documentari sulla storia dei Faraoni, ha scritto sedici libri sullo stesso argomento. Qualcuno lo pensa addirittura come un possibile candidato alle prossime elezioni presidenziali. Ma non è un uomo mosso solo dalla voglia di celebrità né da un improvviso scatto dorgoglio nazionale. Recuperare i tesori perduti significa anche aumentare le risorse economiche. In Egitto il turismo archeologico porta nelle casse dello Stato 11 miliardi di dollari allanno. Hawass ha già annunciato una grande conferenza internazionale per il ritorno in patria dei beni culturali. La riunione, alla quale è stata invitata anche lItalia, si svolgerà in aprile al Cairo. «Esistono diversi trattati che regolano la materia», spiega ancora lavvocato Neuer. «Per i periodi di guerra cè la Convenzione dellAia, firmata nel 1907, che vieta i saccheggi di opere darte». La Convenzione dellUnesco del 1970 è invece il testo di riferimento più seguito nelle dispute recenti. Nel Trattato - sottoscritto anche dallItalia - gli Stati si impegnano a non importare o esportare beni culturali acquistati in modo illegale. «La norma non è però retroattiva», precisa Neuer. Finora le uniche eccezioni sono state fatte per le opere trafugate agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. LUnesco ha anche creato lIcom, federazione dei più grandi musei internazionali, che incoraggia processi di mediazione ed utilizza esperti con competenze diplomatiche per evitare le vie giudiziarie. Nel codice deontologico è comunque specificato che «non si acquistano o conservano pezzi provenienti dal traffico illecito». «I trattati, le organizzazioni e persino i tribunali da soli non risolvono tutto. In definitiva - conclude Neuer - la questione è soprattutto politica, come spesso accade nella gestione del patrimonio culturale». Il contrabbando di opere darte è considerato uno dei business illeciti più redditizi, appena un gradino sotto il traffico di stupefacenti. «Ci sono risvolti che dovrebbero preoccupare i governi», spiega Giuseppe Proietti, segretario generale del ministero per i Beni Culturali. LItalia è stata sempre uno dei Paesi più attivi nel chiedere indietro i propri capolavori. Uno dei ritorni più importanti è stato quello del Vaso di Eufronio, conservato al Metropolitan Museum di New York dal 1972 e restituito due anni fa. Sono in corso altri contenziosi, per esempio lantefissa di Sileno e Menade danzanti, saccheggiata in un tempio etrusco di Cerveteri e attualmente alla Gliptoteca di Copenaghen. Il Getty ha invece siglato un accordo per restituire allItalia quaranta opere della sua collezione. Nellintesa non è però compreso lAtleta di Lisippo. La settimana prossima il gip di Pesaro Lorena Mussoni, competente per territorio, dovrebbe decidere se firmare o meno il provvedimento di confisca dellopera al museo americano. «Abbiamo sempre cercato di fare accordi di restituzione che prevedessero anche il prestito di altre opere», spiega Proietti che non crede alla "guerra dei musei". «Bisogna essere realisti e usare un po di buon senso. Molte collezioni create nellOttocento si sono ormai storicizzate, acquisendo valore universale». Ma il revisionismo museale è solo allinizio, e naturalmente il dibattito è aperto, come si usa dire per le questioni davvero complicate.
la Repubblica
22 Gennaio 2010
PARIGI LEgitto reclama i tesori dei faraoni, lItalia chiede le opere trafugate da Napoleone.
AN
Anais Ginori
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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