Il concerto promosso dai sindacati agli Arcimboldi «Problemi che non si risolvono con un obolo» C'è chi muore di fame, ma un corpo privato dello spirito muore ancora più rapidamente In un certo senso considero chi ha protestato dalla mia parte. Io sono il primo a volere più fondi MILANO Alla fine il maestro si è girato verso il pubblico che applaudiva e ha detto: «Per non dividerci tra esecutori e spettatori cantiamo insieme Va pensiero». E così, con commozione, i 2400 lavoratori che hanno affollato ieri il Teatro degù Arcimboldi per il concerto «A sostegno della cultura» diretto daRiccardo Muti hanno preso a cantare il coro verdiano. Prima avevano applaudito i brani di Bellini, Verdi e Rossini, cioè «di coloro che hanno fatto la gloria della nostra cultura nel mondo e di cui questi orchestrali sono l'eredità» (parole di Muti). Quello di ieri è stato un concerto della Scala particolare, promosso dai sindacati per protestare contro i preannunciati tagli al Fondo unico dello spettacolo (Fus), contro la presenza dei privati nelle Fondazioni liriche e contro l'innalzamento dell'età pensionistica dei lavoratori della categoria. E da ieri anche contro l'ipotesi di regionalizzare le competenze (e i fondi) per lo spettacolo: «Alla cultura dive pensare lo Stato», hanno affermato un po' in coro i sindacalisti. I tagli al Fus, però, non ci saranno. Lo aveva dichiara- to con qualche ora di anticipo sul concerto il ministro Giuliano Urbani, che aveva anche minacciato le dimissioni e che ha convinto Berlusconi dell'inutilità di questo taglio. «In un certo sensoha commentato con un po' di ironia Urbani considero chi ha protestato dalla mia parte. Il ministro è il primo che vuole avere più fondi per la cultura: ma i soldi sono pubblici ed è il variamento che approva. (Jon questa legislatura io finisco il mio impegno politico. Ma sono certo che i fondi per la cultura non cresceranno. Io ho fatto una legge di prelievo del 3 a sostegno della cultura e ho presentato, settimana scorsa, una decreto che consente di detrarre dalle tasse le erogazioni private a favore di enti culturali». Ieri, prima dell'inizio del concerto, Muti si è detto «d'accordo» con il comunicato letto dai sindacati. E ha aggiunto: «I problemi della cultura non si risolvono giorno per giorno come un obolo alla questua. Siamo stanchi di chiedere. Lo so che ci sono bambini che muoiono di fame, ma un corpo privato dello spirito muore ancora più rapidamente». Al concerto degli Arcimboldi hanno assunto un significato anche le assenze: nessun politico in sala ad eccezione del neo-presidente della Provincia Filippo Penati. Nessun consigliere di amministrazione della Scala, anche perché alcuni di questi sono espressione di quei privati contestati dai sindacati: «Dove sono entrati i privati affermava fuori dal teatro Nicola Cim-mino, Cgilè avvenuto in maniera pervasiva e con occupazione di posti». Non c'era il sindaco e presidente della Scala Gabriele Alberimi, che era al Piermarini a vedere un primo collaudo del nuovo palcoscenico, per il quale il Comune ha investito oltre 50 milioni di euro (più quelli messi, con i privati, per gli Arcimboldi). Presenti invece, uno a fianco dell'altro, il sovrintendente, Carlo Fontana, e il direttore del Piermarini, Mauro Meli, «n mancato taglio al Fus soddisfa e da mesi in cui il governo può pensare a una soluzione per far uscire il mondo dello spettacolo dalla precarietà» (Fontana). «Eventuali tagli metterebbero il mondo dello spettacolo in condizioni drammatiche» (Meli).
FUS: Muti: basta elemosine per la nostra cultura
I sindacati hanno organizzato un concerto al Teatro Arcimboldi per protestare contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo (Fus), contro la presenza dei privati nelle Fondazioni liriche e contro l'innalzamento dell'età pensionistica dei lavoratori della categoria. Il concerto è stato promosso da Riccardo Muti e ha avuto un pubblico di 2400 persone. Il ministro Giuliano Urbani ha dichiarato che i tagli al Fus non ci saranno, dopo aver ricevuto la pressione dei sindacalisti e di Berlusconi. Il concerto ha anche avuto un significato politico, con l'assenza di molti politici e consigliere di amministrazione della Scala.
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