Sì del ministero al primo progetto di tutela. Investiti 3 milioni L'ERUZIONE Un piano di intervento per recuperare mosaici e intonaci di Ercolano ROMA Ercolano avrà uno sponsor. David Packard, figlio del fondatore del colosso informatico Hewlett-Packard, ha già stanziato 1.500.000 euro, che presto diventeranno 2.900.000, per fermare il degrado della cittadina morta assieme a Pompei nell'eruzione del Vesuvio. E' questo il primo progetto di intervento a tutela del nostro patrimonio archeologico finanziato con capitali privati. Effetto del codice dei beni culturali e paesaggistici voluto dal ministro Giuliano Urbani, che sottolinea: «Le nuove norme hanno semplificato la possibilità di finanziare i restauri. Anche per Pompei qualcuno si farà avanti». I lavori saranno affidati alla British School at Rome, scuola archeologica prestigiosa, diretta dallo storico Andrew Wallace-Hadrill. Lui però ci tiene a precisare: «Non abbiamo fini commerciali o pubblicitari. La fondazione di Mr Packard ha scopi esclusivamente filantropici». Città molto più piccola di Pompei, ma dall'aspetto di un raffinato luogo di villeggiatura, con case ma-gnifiche dalla vista sul mare, He-racleia, quel 25 agosto del 79 d.C., non fu sepolta da cenere è lapilli ma venne investita da una nube ardente di gas infuocati a 500 gradi. La maggior parte dei quattromila abitanti riuscì a scappare. Gli altri morirono così. Compreso il fanciullo ammalato ritrovato nella bottega dell'intagliatore. Poi venne una colata di roccia liquida che inglobò l'intera città. Le alte temperature carbonizzarono il legno, la stoffa e persino i papiri che, a differenza di ciò che avvenne a Pompei, non marcirono. Per questo si conservarono meglio le tracce della vita quotidiana. Nelle case a due piani ci sono ancora gli abiti, i mobili, i letti, la culla di un bambino. Ma come e più degli altri siti archeologici vesuviani Ercolano sta per morire una seconda volta. «Mosaici e superfici intonacate spiega l'accademico dimostrano che il degrado è precipitoso. Il problema è l'assenza dei tetti. Negli anni 30, quando fecero gli scavi, coprirono solo le parti più importanti. Non c'è mai stata manutenzione. E ora la pioggia penetra. C'è umidità ovunque. Per non parlare dei piccioni: gli escrementi danneggiano gli affreschi. Ci sono tetti che crollano così alcuni quartieri meravigliosi sono chiusi al pubblico da dieci anni. Compresa l'Insula Orientalis Prima, ed è da lì che inizieremo in autunno i lavori». Si tratterà di un piano di conservazione preventiva e restauro. «Finora si sono fatti soltanto scavi. Noi non escludiamo di farne ma lo scopo primario non è quello. Si discute se scavare anche la villa dei Papiri. Bellissimo, ma se non puoi dimostrare di saper conservare le cose non ne devi scavare altre». La gestione del progetto spetta all'accademia britannica, ma i consulenti sono italiani: dallo storico Domenico Camarda, napoletano, all'architetto milanese Gionata Rizzi, milanese, alla conservatrice Monica Martelli.
Sponsor privato negli scavi Così salveremo Ercolano
Il ministero ha dato il via al primo progetto di intervento per la tutela di Ercolano, finanziato con 3 milioni di euro. Il progetto è stato finanziato con capitali privati, tra cui 1,5 milioni di euro da David Packard, figlio del fondatore di Hewlett-Packard. I lavori saranno affidati alla British School at Rome e avranno lo scopo di recuperare i mosaici e gli intonaci della città. Il progetto è stato possibile grazie alle nuove norme del codice dei beni culturali e paesaggistici voluto dal ministro Giuliano Urbani. Ercolano è una città che è stata investita da una nube ardente di gas infuocati a 500 gradi nel 79 d.C.
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