Elzeviro A dieci anni dalla scomparsa D ieci anni fa, il 18 gennaio del 2000, moriva ad Oxford Francis Haskell. Per quarant' anni egli ha indagato con ineguagliata profondità i nessi ambigui che legano le opere d' arte al tempo che le vede nascere, e quindi l' evoluzione e la mutazione di quei nessi lungo lo scorrere dei decenni, e dei secoli. Libri come Mecenati e pittori (1963), L' antico nella storia del gusto (1981), Le metamorfosi del gusto (1987), Le immagini della storia (1993) o il postumo La nascita delle mostre (2000) si possono considerare momenti successivi dell' unico sforzo di storicizzare le funzioni sociali e culturali che l' arte figurativa assolse in Europa tra il Rinascimento ed il XX secolo. Pochi altri storici dell' arte del Novecento hanno saputo coniugare una linea di pensiero e di ricerca tanto organica e coerente con una aderenza al singolo dato storico paragonabile a quella professata da Haskell, il quale era irriducibilmente allergico alla formulazione di leggi generali. L' enorme fortuna di questa innovativa formula storiografica è stata, d' altra parte, direttamente proporzionale al suo travisamento. Negli ultimi quarant' anni non c' è uno studio di storia del collezionismo o del mecenatismo, di storia del gusto o dell' antiquaria che rinunci a collocare nelle prime righe un rituale inchino ad Haskell. Paradossalmente, però, l' incomprensione tra il pensiero di quest' ultimo e molte delle sue conseguenze è assai profonda. L' aspetto più vistoso della nuova voga è il culto, per nulla critico, del documento d' archivio. La massa indistinta dei documenti riportati alla luce è grande quanto l' incapacità di interpretarli storicamente, di istituire dei nessi verificabili con le opere d' arte, con i dati storici e soprattutto con le idee. Il rischio concreto è che il giudizio di qualità, e cioè il caposaldo dell' identità elementare dello storico dell' arte, finisca con l' essere programmaticamente rigettato dallo statuto stesso di discipline tendenzialmente descrittive, quali lo studio quantitativo, o statistico, del collezionismo, o la museologia (appunto la museologia, non la storia dei musei). Ciò apparirà ancor più paradossale quando si rammenti che la vera essenza dell' Haskell studioso risiedeva proprio nell' acutezza del giudizio storico, e nella coltivazione di un senso critico penetrante fino alla spietatezza. Riunendo (in Arte e linguaggio della politica, 1977) alcune delle sue celebri recensioni (non di rado stroncatorie) uscite sulla «New York Review of Books» egli notava come «i pareri discordi hanno spesso un' importanza determinante nel chiarirci le nostre stesse idee». Ed è anche per questo che oggi si sente molto la mancanza di Francis Haskell: specie in Italia, dove la storia dell' arte come disciplina accademica è capace di generare grandi odî privati, ma non un vero dibattito culturale interno, né tantomeno di offrirne uno serio a quel pubblico «informato, ma non specializzato» che Haskell ha eletto a destinatario ultimo dei suoi studi, ma che in Italia esiste (se esiste) solo allo stato embrionale. Negli ultimi mesi della sua vita, Haskell aveva preso la sofferta decisione di uscire dal comitato scientifico di una grande mostra italiana. Si trattava di una delle poche esposizioni serie in circolazione, ed Haskell aveva un' alta stima dei curatori. Ma egli aveva appreso che la mostra aveva ottenuto il prestito di alcune opere a dispetto del direttore del museo che le conservava, e grazie all' imposizione del soprintendente locale e degli organi centrali del ministero. Egli scrisse dunque ai curatori che era costretto a rassegnare le proprie dimissioni perché «per me è un principio assoluto che i direttori e i curatori dei musei debbano avere il più completo diritto di rifiutare prestiti di opere». Già allora si faticò ad accettare un gesto che appariva incomprensibile: oggi, nell' Italia della «valorizzazione dei beni culturali», Francis Haskell sarebbe davvero un marziano. Pagina 45
FRANCIS HASKELL CRITICA E RIGORE. Ha indagato come pochi altri i legami ambigui tra le opere d'arte e il loro tempo
Francis Haskell è scomparso ad Oxford 10 anni fa. Ha trascorso 40 anni a indagare sulle opere d'arte e il loro rapporto con il tempo. Ha scritto libri come "Mecenati e pittori" e "La nascita delle mostre". La sua formula storiografica è stata molto apprezzata, ma anche travisata. Negli ultimi anni, la moda è di collocare le opere d'arte in primo piano, senza considerare il contesto storico. Ciò ha portato a una mancanza di critica e di analisi approfondita. Haskell era noto per la sua acutezza storica e il suo senso critico. La sua mancanza è sentita in Italia, dove la storia dell'arte non è ancora una disciplina matura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo