Per quest'anno tagli scongiurati ma non e 'è futuro. Concerto di protesta di Muti FIRENZE «Abbiamo vinto una piccola battaglia, non certo la guerra». Giorgio Van Straten, soprintendente del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, non ha dubbi: la lotta deve continuare. È di ieri la notizia che il Fondo unico per lo spettacolo, il Fus, non subirà tagli per il 2004. Ma la forte probabilità che le decurtazioni arriveranno nel 2005 non tranquillizza nessuno, in particolar modo il mondo delle fondazioni liriche, che da sole ne assorbono il 47 e sono dunque in prima linea sul fronte delle ripercussioni economiche. Le reazioni, in risposta al paventato taglio del 20 per il 2004 (e del 25 sempre in agguato per 2005), restano dunque pienamente sensate ed anzi, sono la prova evidente che i teatri lirici non hanno nessuna intenzione di voltare pagina ed accantonare il problema. Tanto che rimbalzano nella penisola le iniziative e i commenti al veleno. Oggi alle 12 Riccardo Muti salirà sul podio della Scala per dirigere un concerto di protesta. Da parte dei sindacati, dopo lo sciopero di una ventina di giorni fa che ha fatto saltare la prima di Cannai, non si escludono altri provvedimenti. In contemporanea al concerto scaligero, a partire dalle 11, i sindacalisti del Teatro del Maggio hanno convocato a Firenze un'assemblea aperta, invitando tutte le forze in campo: esponenti degli enti territoriali, parlamentari, comuni cittadini. Accantonando i dissidi interni, perché la causa vai bene una tregua. A Bologna i lavoratori del Teatro Comunale quasi si rammaricano di non essersi potuti organizzare (orchestra e coro sono in tournée), ma hanno offerto piena solidarietà al concerto di Muti, e il soprintendente Stefano Mazzonis allarga il discorso: «II Governo si deve confrontare con la realtà - spiega -. Se continuano a minacciare tagli senza costruire un percorso, qual è la prospettiva per gli enti lirici?». Anche Carlo Fontana, soprintendente alla Scala, vede il famigerato taglio al Fus come l'occasione per guardare oltre: «Dobbiamo smettere di gridare al lupo al lupo ed affrontare il problema nel suo complesso. La cosa da chiarire è la politica culturale del Governo, prima di tutto». Il Fus, questo sconosciuto, è stato istituito nell'85 per finanziare tutto lo spettacolo dal vivo oltre al cinema, da una legge che ne prevedeva la stabilità con possibilità di incrementi. Oggi ammonta a 500 milioni di euro. «Ancora una volta le leggi sono state interpretate all'italiana - spiega Giovanna Grignaffini, parlamentare Ds -. L'unico periodo in cui il Fus ha ricevuto incrementi è stato tra il '96 e il 2001, sotto il governo della sinistra. Oggi siamo al contrario di fronte ai tagli, il Fus è soggetto alla Finanziaria, e la sua natura di fondo per garantire la continuità dell'erogazione allo spettacolo è stata travisata». Con un dato preoccupante di cui tener conto: il fatto che in Europa il fenomeno non è isolato. La Germania di Gerhard Schroeder ha tagliato pesantemente le sovvenzioni agli enti lirici: da Berlino a Dussel-dorf ci sono stati una pioggia di licenziamenti senza troppe spiegazioni. «Il mancato taglio per il 2004, a cui si aggiunge la spada di Damocle per il 2005, non risolve l'atmosfera di perenne rincorsa in cui il Governo ci costringe a lavorare - le parole sono del soprintendente del Maggio, Giorgio Van Straten -. Resta ancora aperta la questione sull'aumento dell'età Foto di Dario Orlandi pensionabile degli artisti (martedì la vertenza contro la proposta sarà esaminata alla comissione cultura della Camera, ndr), e poi non facciamoci ingannare: d'accordo, non sono stati operati ulteriori tagli per il 2004, ma già l'ammontare del Fus di quest'anno nasceva inferiore rispetto al 2003, con 18 milioni di euro in meno». E mentre da ogni parte si grida allo scandalo per la politica del ministro Giuliano Urbani - che ieri con aria innocente ha annunciato il dietro front, forse convinto anche dall'aria di sommossa che si respirava nel Paese, «perché sarebbe stato messo in seria difficoltà il mondo dello spettacolo» - appare determinante l'appuntamento della prossima settimana, quando si riunirà l'Assemblea nazionale delle fondazioni liriche. Perché la paralisi di un intero settore, davvero, non può andar giù a nessuno. Soldi quanti e quando? Sospiro di sollievo degli operatori dello spettacolo: non ci sarà il taglio del 20 del Fondo unico dello spettacolo (Fus) per il 2004, compreso nel primo «decreto taglia spese» di Tremonti. Ma è un sospiro che si spezza a metà, perché la diminuzione dei finanziamenti con ì quali vive lo spettacolo in Italia sarà inevitabile nei prossimi due anni, e a peggiorare la situazione è il fatto che il taglio non è stato ancora quantificato. Da quando Berlusconi è al governo e ministro del Beni Culturali è Giuliano Urbani, l'annoso problema dei ritardi nelle assegnazioni dei fondi dello Stato per lo spettacolo è divenuto un paradosso. Basti pensare che ancora oggi non si sono riunite e commissioni che devono valutare le domande di finanziamenti per il 2004 presentate dagli operatori di teatro, cinema, musica, danza, circhi e addirittura spettacoli viaggianti. Così nessuno :ha ancora idea del quantum verrà loro assegnato per il 2004, anno ormai trascorso per più della metà. Tutto fa pensare che si andrà alle calende greche, peggiorando uno stato di fatto che non permette alcuna pianificazione per il futuro. Al fine di mettere una pezza alla surreale situazione degli operatori, Urbani avrebbe intenzione di sbloccare la metà dei fondi dell'anno in corso da assegnare secondo i parametri del 2003.
Soldi allo spettacolo: il governo cede, la lotta no
Il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) non subirà tagli per il 2004, ma la forte probabilità che le decurtazioni arriveranno nel 2005 ha lasciato un'atmosfera di perenne rincorsa in cui il Governo costringe gli enti lirici a lavorare. Il concerto di protesta di Riccardo Muti alla Scala e l'assemblea aperta a Firenze invitano tutte le forze a lavorare insieme per risolvere il problema. Il Fondo unico è stato istituito nel 1985 per finanziare lo spettacolo dal vivo e dal cinema, e ammonta a 500 milioni di euro. Le leggi sono state interpretate all'italiana, e il Fus è soggetto alla Finanziaria.
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