L'idea di Toto Barbato per far rivivere il teatro San Marco e attirare turisti L'idea a Toto Barbato del The Cage, direttore artistico e tour manager, è venuta un po' di tempo fa. Poi durante le riprese del film di Virzì, al quale ha lavorato come location manager setacciando tutta la città, è diventata qualcosa di più. Fare del vecchio Teatro San Marco, dove ora c'è un asilo e dove nel 1921 nacque il Pci, il primo museo della sinistra italiana. Un sogno o un progetto? «I progetti nascono spesso da sogni ad occhi aperti. L'idea del museo della sinistra è nata da sola, legando il connubio della città natale del Partito Comunista Italiano con l'orgogliosa appartenenza di Livorno ai valori dell'antifascismo». Cosa ci metteresti? «Un luogo che andrebbe al di là del puro e semplice museo, pieno di reliquie di un'epoca passata, ma luogo di incontro con una sala congressi e un media point, con tecnologia wireless, aperto a tutti gli incontri dei partiti dell'area della sinistra ma anche alle associazioni che si battono per divulgare i nuovi concetti di sinistra». Scopi anche didattici? «Certo, con richiami storici importanti e chiarimenti sulle battaglie combattute da tutte le sinistre, dalle lotte sindacali dell'Ottocento alle dottrine di Marx e Engels, dalla rivoluzione russa e cubana alle elezioni democratiche di Allende in Cile, da Togliatti a Bersani passando da Berlinguer. Non tralascerei sicuramente i racconti delle gesta di chi, nella nostra città, è stato in prima linea a combattere per l'uguaglianza e la giustizia sociale come ad esempio la splendida impresa del Vanni, un portuale livornese, che durante la guerra del Vietnam salì sul pennone di un incrociatore yankee e sostituì la bandiera a stelle e strisce con il drappo vietnamita». Anche un'attrazione turistica? «Livorno è la città più atipica della Toscana, senza una storia millenaria e con pochissimo turismo, una città basata sul commercio e sul porto, con le industrie correlate. Una città goliardica e fiera, che si appropria fortemente dei suoi simboli più evidenti. Non a caso il monumento simbolo di Livorno, la Fortezza Vecchia, in breve tempo è divenuto il luogo per eccellenza di ritrovo e di socializzazione, indipendentemente dall'età e dall'estrazione sociale, in quanto emblema della livornesità appunto. Secondo me, a Livorno, i potenziali turisti non vanno alla ricerca di improbabili "salotti buoni", il resto della Toscana ha sicuramente di meglio da offrire, ma cercano le radici storiche e culturali nascoste tra le vie della nostra città».