Recuperati beni per un valore superiore ai 4 milioni di euro Un macellaio della Murgia il capo «Agnelli piccolini», merce pregiata, «e mi raccomando che siano genuini», come diceva al telefono il macellaio di Poggiorsini, uno dei personaggi centrali di unorganizzazione transnazionale che del traffico archeologico aveva fatto il suo fruttuoso business. Si chiama, non a caso "Boucher", in francese "macellaio", loperazione dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari, che ieri (in collaborazione con i colleghi di Potenza) hanno messo agli arresti domiciliari nove persone (due mandati di cattura europei, ai domiciliari, saranno eseguiti in Francia nei confronti di italiani) e notificato quattro obblighi di dimora. Tra i quaranta indagati cè anche un appuntato dei carabinieri in pensione, accusato di essersi introdotto nella banca dati delle forze di polizia per avvisare i membri dellorganizzazione. Valgono, in tutto quattro milioni 350 mila euro quelli ritrovati. Su ordinanza del gip del tribunale di Bari Vito Fanizzi, richiesta dal pm Roberto Rossi, sono ai domiciliari Nicola Lagonigro, 43 anni, di Poggiorsini, Giuseppe Carducci, 54 anni, e Pasquale Sinisi, di 60, entrambi di Gravina in Puglia, Matteo Vurro, 42 anni, di Poggiorsini, Francesco De Pascale, 45 anni, Giovanni Marchetti, di 43, e Francesco DAmbrosio, di 27, tutti di Gravina. Lobbligo di dimora è stato imposto a Gennaro Ciccolella, 71 anni, di Molfetta, Antonio Palladino, di 59, di Palazzo San Gervasio (Potenza), Vincenzo DAmbrosio, di 50, di Gravina, e Giovanni Pinto, 50 anni, di Spinazzola. Le indagini, partite nel 2005 ma poi arrivate a un punto morto, si sono riaccese nel 2008 quando i carabinieri sorpresero uno degli indagati, di ritorno da Barcellona, con reperti precolombiani di cui non era in grado di dimostrare la provenienza. Nel maggio 2008, poi, i militari appostatisi nellarea archeologica di Timmari (Potenza) hanno potuto filmare tutta la procedura dello scavo, dal ritrovamento della tomba anche grazie allutilizzo di "spilloni" e metal detector che sondavano il terreno, alla spoliazione dei reperti, che venivano portati via in buste di plastica. La tomba veniva quindi richiusa e ricoperta di erba per non destare sospetti. Ma la "squadra in tuta blu" che operava a Timmari, non era lunica. Unaltra, egualmente organizzata, depredava reperti dal sesto al terzo secolo avanti Cristo, dal ricco insediamento di Botromagno, a Gravina. A tenere i contatti fra le due squadre e gli altri appartenenti allorganizzazione, trattando con gli acquirenti, era appunto il macellaio intercettato. Il traffico era attivo da almeno 15 anni, prevedeva lesportazione dei beni almeno due volte lanno. I pezzi arricchivano la collezione di rinomate gallerie antiquarie di Parigi che li rivendevano ad appassionati, corredandoli di falsa documentazione di provenienza. Un canale parallelo si è sviluppato verso la Spagna.
BARI - Scacco alla holding dei predoni darte. Traffici di reperti con mezza Europa, coinvolte note gallerie: 7 arresti
Nel corso di un'operazione condotta dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari, sono stati arrestati nove persone, tra cui due italiani, accusati di essere coinvolti in un'organizzazione transnazionale che ha fatto il suo business nel traffico archeologico. I beni recuperati hanno un valore di oltre 4 milioni di euro. Tra gli arrestati c'è anche un appuntato dei carabinieri in pensione, accusato di aver utilizzato le banche dati delle forze di polizia per avvisare i membri dell'organizzazione. Le indagini, iniziate nel 2005, si sono riaccese nel 2008 quando i carabinieri hanno sorpreso uno degli indagati con reperti precolombiani.
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