Centri commerciali e ancora centri commerciali. E poi nuovi quartieri, villaggi di casette a schiera, capannoni per gli artigiani, palazzi per uffici e studi professionali, multisale. Tutto fuori dalle città, a portata di macchina e con comodità di parcheggio. I cittadini si riprendano i centri abbandonati Da un paio di decenni si va avanti così: si costruisce e si fanno cose fuori e il dentro - il cuore delle nostre città - si svuota, si dissangua. Tanto che ormai lì nel mezzo non è rimasto quasi nulla: via una bella fetta di abitanti, chiusi decine, centinaia di negozi, trasferiti uffici, caserme, ospedali, officine, distributori di benzina, scuole, magazzini, laboratori e ambulatori medici. Un vero saccheggio. E i centri fantasma delle città spolpate si riempiono di stranieri creando ghetti pieni di problemi nei luoghi dove siamo cresciuti. I più anziani ricorderanno che parecchi anni fa c'erano urbanisti e politici che ammonivano: evitate i quartieri dormitorio, recuperate i centri storici. Ed ecco il risultato: quartieri dormitorio a perdita d'occhio (e spesso anche brutti), vuote e buie le strade che brulicavano di vita e brillavano di vetrine come in quella canzone di Gaber. L'assalto delle auto (anni Settanta) ha portato prima alla paralisi della circolazione nei centri vecchi e inadeguati, poi al loro rapido svuotamento: fuori tutti perché in periferia le macchine ci arrivano bene. E centro, con le sue limitazioni al traffico e alla sosta, con le strade strette, è diventato sinonimo di scomodo. I politici, le amministrazioni locali, hanno fallito quasi in tutto: non hanno guardato lontano, hanno sparso la nostra vita in posti anonimi consumando territorio e hanno lasciato morire i centri senza riempirli di funzioni nuove o alternative e senza dotarli dei servizi necessari per la loro sopravvivenza. All'estero - basta sconfinare di qualche chilometro in Francia, Austria o Svizzera - hanno costruito strade nuove e grandi parcheggi nei centri o nelle immediate vicinanze, hanno creato vaste e curate isole pedonali per lo shopping, l'arte, il tempo libero e il turismo, hanno garantito trasporti pubblici efficienti, tutelato le costruzioni più antiche e le attività culturali. Ma anche qui da noi c'è qualcuno che ha capito. Una signora ai primi dell'anno ha scritto al Tirreno una breve lettera pubblicata nella cronaca di Livorno: «quest'anno ho deciso, a Natale ho preso l'autobus e sono andata a fare spese in centro lasciando la macchina. E' andata abbastanza bene». E' questa la strada. Se i Comuni sono fermi, si muovano i cittadini, la smettano di ammucchiarsi nelle gallerie commerciali di periferia e di sfidare gelo e neve per assaltare un outlet: tocca a loro, a noi tutti, riprendersi le città. Andiamo in centro in bus, a piedi o in bicicletta, prendiamo un caffè in quei bar che resistono, sediamoci a parlare o a leggere su una panchina come fanno all'estero, andiamo al cinema nelle vecchie sale superstiti. Allora forse meriteremo di riavere le città che stiamo perdendo. Anche per colpa nostra.
TOSCANA - centri vuoti, riprendiamoci le città
I centri commerciali e i nuovi quartieri stanno spopolando le città, mentre i centri storici si svuotano. I cittadini si stanno trasferendo in periferia, dove le strade sono più larghe e ci sono parcheggi più comodi. I politici e le amministrazioni locali hanno fallito nel mantenere i centri storici vivi, non hanno creato nuove funzioni e servizi per la loro sopravvivenza. Allo stesso modo, all'estero, i centri storici sono stati mantenuti e valorizzati.
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