Due mesi per avviare il trasloco dell'Accademia e il raddoppio della Pinacoteca. La Grande Brera si farà, con buona pace delle proteste studentesche aizzate da Dario Fo: il piano d'intervento, affidato al commissario straordinario Mario Resca, verrà presentato entro la fine di marzo. Tempi, date, dettagli. Quindi si marcerà spediti per presentare entro l'Expo del 2015 un museo capace di competere con le gallerie più importanti delmondo . Ieri pomeriggio, sindaco e ministri hanno tracciato il percorso della rivoluzione culturale che Milano attende da 40 anni. L'Accademia saluta i muri cadenti di via Brera e si trasferisce all'interno della caserma dismessa di via Mascheroni (guadagnando 5.000 metri quadrati). La Pinacoteca, invece, si allarga nella sede storica di via Brera e si rifà il trucco grazie ai restyling firmato dall'architetto Mario Bellini. A Palazzo Marino sono tutti d'accordo. Proclama Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali: «C'è la piena sintonia delle istituzioni, l'Accademia manterrà il suo prestigio e il museo sarà finalmente una leva di sviluppo per il Paese». ll cantiere comprenderà gli attuali spazi dell'Accademia, le sale di Palazzo Citterio e gli ambienti del vicino Orto Botanico. Dice la Moratti: «Seguiamo l'accordo di programma firmato nel 2008, la Pinacoteca oggi non riesce a esprimere le sue potenzialità». Le sale, attualmente, non bastano nemmeno per esporre al pubblico tutti i tesori presenti in via Brera. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa sceglie una metafora a quattroruote: «E' come avere una Ferrari e tenerla nel box. Il numero dei visitatori di Brera oggi è incredibilmente basso». Meglio rinnovarsi e modernizzare anche la vetusta Accademia. «Ho chiesto molte informazioni spiega La Russa -, ora sono più convinto di prima sulla bontà dell'operazione. Solo chi ha pregiudizi ideologici può opporsi a questo progetto». ll trasloco è considerato uno sfratto dagli studenti, da alcuni docenti e dal direttore dell'Accademia Gastone Mariani. Il presidente, Gabriele Mazzotta, è invece favorevole al trasferimento. Mario Resca, incassata la fiducia unanime della politica, getta acqua sul fuoco delle polemiche: «E' una grande opportunità per Milano, sono convinto che otterremo il sostegno di tutti». Messi nero su bianco entro 60 giorni i dettagli del piano d'intervento, il dossier approderà alla conferenza dei servizi. Il trasloco costerà due milioni, la ristrutturazione della Pinacoteca 52 (ancora da trovare). «Pubblico e privato faranno la loro parte» sostiene Resca. «Grazie al conmissariamento, riusciremo a finire entro 5 anni». Bilanci e pubblicità. Ieri il ministero dei Beni Culturali ha anche lanciato la pubblicità-shock per incrementare i visitatori nei musei di Milano. In piazza Duomo, infatti, è comparso un cartellone di 200.000 metri quadri. Sopra ci sono gli operai che smontano il Cenacolo e lo portano a New York. Accanto, lo slogan che suona come un ultimatum. Se non lo visiti, lo portiamo via.