Temono rallentamenti, tempi morti, inerzia delle amministrazioni. Sono convinti che tanto le sovrintendenze quanto gli enti locali non siano pronti a confrontarsi con i nuovi obblighi imposti dalla legge. E progettisti (ingegneri, architetti, geometri) guardano con molta diffidenza al rimpasto delle competenze sulle autorizzazioni paesaggistiche scattato dal primo gennaio. La preoccupazione più grande è nell'appesantimento del ruolo delle sovrintendenze. Come spiega Gianfranco Pizzolato, dell' Ordine degli architetti di Treviso, «Prima c'erano tempi certi e ottenuto il parere del Comune gli uffici della sovrintendenza avevano 60 giorni o c'era il silenzio assenso, oggi potrebbe non essere lo stesso per i pareri delle sovrintendenze». I 45 giorni per le sovrintendenze partono, infatti, dal momento della ricezione dei documenti dall'autorità competente. Il timore è che in questo passaggio di documenti si perdano giorni preziosi. Ma anche che le sovrintendenze facciano ricorso a interruzioni di termini per tenersi le pratiche più a lungo prima di emettere il loro parere vincolante. Su una cosa, comunque, concordano tutti: non ci si è organizzati in tempo. «In questo Momento - racconta Giovanni Montresor, dell'ordine degli ingegneri di Verona -- le sovrintendenze non sono attrezzate. A Verona, ad esempio, abbiamo un sovrintendente ad interim che gestisce sei Province. E chiaro che non può far fronte a tutte le richieste, Il rischio è che i tempi si allunghino di molto». Lo conferma in modo molto significativo Vittorio Meddi, del consiglio dei geometri romani: «Prima dell' entrata in vigore della legge ho parlato con un tecnico della sovrintendenza: lui sperava nella proroga». Servirà a poco la facoltà, prevista dalIa legge in capo all'amministrazione competente, di riprendere in mano il procedimento dopo 45 giorni e convocare la conferenza di servizi senza il necessario parere. «Questa parte del procedimento - spiega Raffaele Solustri, dell'Ordine degli ingegneri di Ancona starà principalmente nelle mani dei funzionari delle amministrazioni coinvolte, che nella maggior parte dei casi non avranno nessun interesse a prendersi la responsabilità di scippare la procedura alla sovrintendenza». Ma preoccupa anche un altro aspetto della riforma: il ritorno delle competenze in capo alle Regioni. «In Campania dice Gerardo Trillo, dell'Ordine degli ingegneri di Salerno la delega verrà ritirata a quasi tutti i Comuni e migliaia e migliaia di pratiche torneranno nelle mani di una regione completamente impreparata ad affrontarle». Il codice infatti prevede che ogni ente, per mantenere la delega debba differenziare le attività di tutela paesaggistica da quelle urbanistico-edilizie e disporre di una commissione tecnica per valutare gli interventi in aree vincolate (si veda l'articolo in basso). Un altro assurdo per i progettisti. «Sarebbe stato meglio spiega ancora Meddi verificare come i Comuni hanno esercitato in questi anni la delega e toglierla a quelli inadempienti. Con la nuova previsione si rende impossibile ai piccoli Comuni ottenere la delega, perché non possono permettersi una struttura tecnica così articolata». Ma non tutti sono d'accordo. «La possibilità di rallentamento è reale dice Enrico Rispoli del consiglio nazionale dei geometri ma siamo convinti che l'impostazione data dalla nuova procedura sia, in linea di principio, corretta». Per i professionisti, comunque, la soluzione esiste ed è a portata di mano, La spiega efficacemente Pizzolato: «Riorganizzare gli uffici delle amministrazioni è inimmaginabile, serve una soluzione diversa. Bisogna semplificare, alleggerire il numero di pratiche che arrivano alle sovrintendenze e dare maggiori deleghe a Regioni e Comuni», Esattamente quello che prevede il regolamento che snellirà le pratiche per 42 interventi edilizi, varato in prima lettura dal Governo ma ancora in attesa di tutti i pareri necessari.