Solo a Venezia pratiche informatizzate. I progettisti temono tempi più lunghi. Rischia di rallentare di molto i tempi delle autorizzazioni e, nei casi peggiori, di bloccare del tutto le richieste la nuova procedura di rilascio dell' autorizzazione paesaggistica per interventi su beni vincolati in vigore dal primo gennaio. «Edilizia e Territorio» ha tentato una prima valutazione dell'impatto, interrogando alcune sovrintendenze: ne emerge un quadro allarmato. A Roma, Milano ma anche in Sardegna o nelle Marche il nuovo carico di lavoro si innesta in una situazione di carenza d'organico e in molti dichiarano che si concentreranno solo sugli interventi maggiori. Ma i progettisti temono che, anche una volta scaduto il termine lasciato ai sovrintendenti, i Comuni o gli altri enti delegati non intervengano per rilasciare l'autorizzazione. Anche se co- me ricorda il direttore dei Beni culturali, Roberto Cecchi, se il tennine è scaduto i Comuni dovrebbero decidere in autonomia. Per i progettisti però le nuove regole aprono anche alcune possibilità di inserimento nelle commissioni comunali. Poco personale, niente computer e pratiche senza filtri per la nuova autorizzazione paesaggistica. Sovrintendenze a rischio caos. Da Bologna a Cagliari ammettono: «Ci dedicheremo ai progetti pi grandi». Tempi stretti per il rilascio del parere e carenze di personale. Ma anche incertezze operative e scarsa informatizzazione. Le soprintendenze si presentano in gran parte impreparate all' appuntamento con le nuove autorizzazioni paesaggistiche. Una procedura, quella entrata in vigore da inizio anno, che dà agli uffici periferici del Mibac una rinnovata centralità nel processo di rilascio dei nullaosta (si veda anche il numero precedente di Edilizia e Territorio). Con il rischio concreto però che il nuovo regime parta col piede sbagliato. Lo scenario più temuto, quello di un forte rallentamento dei nullaosta, emerge dalle parole di Maurizio Galletti, soprintendente di Roma e delle altre province del Lazio, che punta il dito sulla riduzione del termine per rilasciare il parere (passato da 60 a 45 giorni). «Entrare nel merito spiega il dirigente comporta un'attenzione maggiore, con considerazioni approfondite anche sulla compatibilità estetica degli interventi. Ipoteticamente, quindi, servirebbe più tempo. In ogni caso, la soprintendenza può sempre chiedere integrazioni e approfondimenti, interrompendo il termine, che non è perentorio, per esprimersi». Secondo lo stesso Galletti, in assenza di parere, anche una volta trascorso il termine non saranno molti i comuni «che si assumeranno la responsabilità di rilasciare l'autorizzazione. Molti erano già cauti con la vecchia procedura». Prevede una tutela meno attenta Paola Grifoni, soprintendente di Bologna, Modena e Reggio Emilia, che precisa: «Non siamo pronti, così come gli enti delegati. Non si rischia il blocco, ma l'inadempienza. Si dovrà accentuare la scrematura tra le richieste da valutare e quelle per le quali lasciar trascorrere i termini, dalle lottizzazioni alle tende. Il tutto in attesa della semplificazione annunciata sugli interventi minori, Abbiamo strumenti inadeguati e una dotazione di computer obsoleta. La tutela, tuttavia, non si fa al tavolino: bisogna avere una conoscenza capillare del territorio e fare i sopralluoghi». Gli fa eco Gabriele Tola, a capo della soprintendenza di Cagliari e Oristano (e ad interim su quella di Sassari e Nuoro): «Il rischio è che non si riescano a esaminare i progetti con la dovuta attenzione. I tempi sono veramente stretti, il personale poco. Attualmente, nelle due sedi sarde ci sono in totale quattro architetti. Bisognerà focalizzare l'attenzione sulle richieste più impegnative e sulle nuove costruzioni». Sono poche le idee per affrontare il nuovo carico di lavoro. Si affida alle speranze Gianni Bozzo, soprintendente di Torino e di altre quattro province piemontesi: «Troveremo una via d'uscita. Ci sarà un aggravio di lavoro al quale speriamo corrisponda una maggiore capacità di azione per la tutela», Taglia corto, invece, il suo collega marchigiano, Giorgio Cozzolino, con competenza su tutta la regione e un afflusso annuo di 10-15mila pratiche: «Finora abbiamo risposto all'80 delle richieste. Adesso diventa una strategia operativa quella di lasciare indietro gli interventi meno impattanti. E di concentrarsi sui progetti più grandi come impianti fotovoltaici e parchi eolici». Le incertezze sono legate anche all'adeguatezza o meno degli enti locali al rilascio dei nullaosta. Quasi la metà dei Comuni italiani, infatti, non è attrezzato e la loro delega tornerà alla Regione o, in alcuni casi, alle Province, A denunciare questa situazione è Catello Vacinetti, architetto della soprintendenza di Napoli, che si chiede: «Chi sarà il nostro interlocutore? Nell'area di mia competenza, la penisola sorrentina, non mi risulta che i comuni siano adeguati. Molti, dunque, perderanno la delega. Chi ci invierà le istruttorie?».
PAESAGGIO, CAOS AUTORIZZAZIONI. Sovrintendenze ancora impreparate a vagliare le richieste di nullaosta per lavori in area vincolata.
La nuova procedura di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, entrata in vigore a gennaio, ha creato preoccupazioni tra i progettisti e le sovrintendenze. La procedura, che dà agli uffici periferici del Mibac una rinnovata centralità, prevede tempi più lunghi per il rilascio del parere e una riduzione del termine per rilasciare il parere da 60 a 45 giorni. I progettisti temono che questo possa rallentare i tempi delle autorizzazioni e, in alcuni casi, bloccare del tutto le richieste. Le sovrintendenze hanno espresso preoccupazioni per la mancanza di personale e di computer, e per la scarsa informatizzazione.
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