LA BATTAGLIA NAVALE RACCONTATA DALLE INCISIONI François Mayer raffigura la sagoma di monte Cuccio tra le colonne di fumo Le navi della flotta francese hanno la prua rivolta verso la Cala e la città, stanno per sferrare lattacco alla flotta ispano-olandese, disposta lungo la linea di costa, dal molo nuovo fino alla foce dellOreto. A guardare lo schizzo di un anonimo a corredo del testo di Vincenzo Auria, a leggere le descrizioni di altri testimoni oculari, pare di assistere allo scontro epocale fra le due superpotenze, mentre Palermo è solo spettatrice. È il 2 giugno del 1676, bastano poche ore e il cielo della città si riempie di fumo, polveri e fiamme. Quello scontro, più volte indagato e descritto in tempi recenti, adesso si arricchisce di un corredo iconografico più corposo grazie alle acquisizioni provenienti da Francia, Spagna e Olanda, contenute nel libro "La battaglia di Palermo", edito dalla Soprintendenza del mare, diretta da Sebastiano Tusa. Il volume, curato da Alessandra Nobili e Maria Emanuela Palmisano, fornisce un quadro ancora più esauriente di una delle più importanti battaglie del Seicento. Colpisce il vigore espressivo dato dallincisore Ambroise Luis Garneray che ritrae le navi olandesi nellatto di esplodere. Il dipinto, proveniente dalla Biblioteca nazionale di Francia non fornisce però punti di riferimento. Ben diverso è il punto di vista che offre un suo conterraneo, Jean Antoine Gudin. In una raffigurazione ottocentesca, proveniente dal Louvre, tra i vascelli in arme si distingue la mole ferrigna del monte Pellegrino. Francoise Mayer, altro disegnatore dellOttocento, autore dei famosi disegni della battaglia di Trafalgar, raffigura uno dei momenti culminanti dello scontro, con la nave ammiraglia di Spagna, la Nuestra Senora del Pilar, che avanza maestosa nelle acque già agitate dagli scontri. Mayer riproduce il tutto con dettagli di grande eleganza. Alte colonne di fumo e la sagoma aguzza di monte Cuccio si distinguono nellincisione di Nicolas Ozanne, in cui sono riprese le ultime fasi della battaglia, nel momento della disfatta della coalizione. Si tratta di opere di molto successive alla battaglia; nei nostri archivi, invece, sono gli schizzi e i disegni dei testimoni oculari. Il libro racconta anche nel dettaglio dove andarono a finire i relitti. Molti vascelli si adagiarono lungo la linea di costa, mentre la nave reale di Spagna si arenò nei bassi fondali del Castello a mare dove è adesso il molo trapezoidale. Secondo lAuria le navi perse furono sedici, tra cui tre vascelli olandesi e quattro spagnoli. Concluso lo scontro cominciò il saccheggio. Molti cannoni furono recuperati, in particolare quelli di bronzo, ritenuti di maggior pregio rispetto a quelli in ferro. Alcuni furono collocati sui bastioni, altri furono destinati ad armare i vascelli. Quel che è rimasto è ancora nei fondali della marina. Per Alessandra Nobili, a causa delle opere di trasformazione della costa e dei continui dragaggi «è improbabile reperire elementi consistenti della battaglia». Ci spera invece il soprintendente del mare, Sebastiano Tusa: «Svolgiamo un controllo continuo e non abbiamo perso tutte le speranze». Gaetano Lino ipotizza come effettuare altre e più dettagliate ricerche, avvalendosi degli strumenti di indagine più complessi. Secondo il tecnico, lammiraglia spagnola si può ritenere sepolta in unarea ormai urbanizzata. Escludendo le aree del porto più volte dragate, andrebbero ispezionati 550 ettari di superficie marina con luso di sonar e Multi-Beam, mentre altri 150 ettari relativi allarea più diretta dello scontro navale potrebbero essere indagati con il gradiometro, per rivelare le masse metalliche. E chissà se il mare uno di questi giorni non ci restituisca un pezzo di storia.