AL FORUM CI SALVERANNO I LUCCHETTI DELLAMORE Non è la sede questa e neppure lo scopo del mio intervento entrare in temi maledettamente complessi, ma almeno di qualche preoccupazione varrà la pena accennare, ora che la città si sta avviando a ospitare nel 2013 il "Forum delle Culture". Come intende presentarsi Napoli ai cinque milioni e passa di visitatori, fruitori, attori (chiamateli come volete) che dovremo ospitare solo fra tre anni? Lorganizzazione per un simile evento in una qualunque città sarebbe già in fase avanzata per programmi e realizzazioni di servizi e infrastrutture, opere in cantiere o in via di ultimazione. E invece mi pare che, a parte qualche riunione di un fantomatico comitato nel quale si discute di problemi marginali, non un solo straccio di proposta concreta è stata avanzata. Dal momento che due anni o tre passano presto e prima che si corra il rischio di mettere in cantiere idee faraoniche che non potranno essere più realizzate (non ci sono i tempi!), mi permetto di avanzare qualche ipotesi di lavoro che possa concentrare gli sforzi al fine di ottenere qualche risultato concreto e soprattutto contenuto nella spesa. Diciamo prima di tutto che cosa non fare, soprattutto perché la cultura e la città non sono Berlino o Parigi, nel senso che la nostra non è stata (ci piaccia o no) una palestra di esperimenti avanzati nellambito delle arti applicate. Non cerchiamo di fare finta di essere su questo piano una città figlia di esperienze estetiche consolidate negli ultimi cinquantanni. Non possediamo un tessuto edilizio rinnovato che possa attrarre interessi internazionali e che meritino di essere visitati. La città oggi si presenta come un cumulo di macerie, e anche i suoi luoghi emblematici solo di qualche anno fa sono stravolti, non da un solo piano obiettivo, ma da un insieme di iniziative che si spera fra cinque-dieci anni possano farle recuperare una sua fisionomia. Le aree di espansione possibile navigano a vista con episodi che non seguono un criterio unitario, mentre fervono iniziative di singoli enti che a pezzi e bocconi stanno divorando gli ultimi spazi disponibili utili per una soluzione unitaria. Per non parlare della "location": a parte qualche buon albergo sul mare (tre o quattro), la città fin qui si è salvata per i numerosi "bed and breakfast" sparpagliati senza criterio alcuno nel centro storico; perciò dove sistemare le migliaia di visitatori? Sento parlare di una specie di accampamento utilizzando la colmata di Coroglio, tanto gli alberghi previsti in quella zona non ci saranno (partendo domani) prima del 2015. E le sue periferie, la provincia e le orrende conurbazioni, impediranno una qualunque speranza di passeggiate tra boschi e prati che possano qualificare il nostro hinterland. Il Centro Direzionale, speranza del nuovo, è immobile da anni ormai abbandonato a se stesso con una prospettiva di attuazione di un piano che non riesce a decollare; nello stesso modo le aree dismesse della ex zona industriale sono ridotte a cimiteri di ferraglia. Perfino il camposanto di Poggioreale scoppia per il deposito di salme che da anni non trovano una degna sistemazione. Continuando a elencare i guasti nei quali si trova la nostra realtà, verrebbe la voglia di dire: scusate, ci siamo illusi unaltra volta di poter presentare un luogo decente che possa lasciare un buon ricordo di sé al mondo. Già una volta la "sfortuna" (ma fu una sfortuna?) ci salvò dallAmerican Cup con la quale avremmo portato a casa una ennesima figuraccia. Tuttavia questa città che amiamo forse la salvezza lha dentro di sé; proprio nella sua catastrofe annunciata: in effetti come sempre in passato può essere salvata dal Maradona di turno o da San Gennaro che vede e provvede. Per quello che ci è mancato, per tutto quello che non è stato fatto negli ultimi cinquantanni, può sopperire lanimo furbetto e gentile della nostra gente; non della borghesia "colta" che tollera la città come un vecchio parente ingombrante e impresentabile: Roma, Milano o Capri sono i suoi referenti preferiti ed esclusivi. Come in "Miseria e Nobiltà" la finzione, il Principe di Casador, si salva solo con il coraggio di esibire i propri stracci; le finte salvezze un po cafone non fanno altro che mostrarci per quello che siamo. Per larte moderna almeno siamo coperti: consiglierei un restauro conservativo (protetto dalla Soprintendenza) dei lucchetti di via Caracciolo, ringraziando sempre Federico Moccia e il suo mondo che almeno ci ha inserito nel grande circuito delle neoavanguardie: non è costato granché e fa sempre il suo effetto.
NAPOLI - forum delle culture
Il testo discute la preparazione della città di Napoli per il "Forum delle Culture" nel 2013. L'autore esprime preoccupazioni sulla mancanza di proposte concrete per la realizzazione dell'evento e sulla situazione della città, che è ancora caratterizzata da problemi di infrastrutture e di abbandono. La città non ha un tessuto edilizio rinnovato e non è in grado di attrarre visitatori internazionali. L'autore suggerisce di concentrarsi su soluzioni contenute e concrete, come il restauro conservativo dei lucchetti di via Caracciolo, piuttosto che su progetti ambiziosi e costosi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo