CHIAVARI. Il ministero per i Beni e le attività culturali impugna la sentenza del Tar sulla Colonia Fara di Chiavari. Di fronte al Consiglio di Stato (che venerdì ha esaminato e discusso gli appelli della società "Gli scogli srl" e di Legambiente, l'esito del dibattimento non si conosce ancora perché il giudice ha trattenuto la sentenza) arriverà, dunque, anche la sentenza dello scorso luglio che ha accolto le ragioni di Italia Nostra giudicando illegittimo l'atto con il quale il ministero dei beni culturali ha autorizzato la vendita dell'ex colonia marina. «La sentenza - si legge nell'atto di appello - è illegittima e va annullata o riformata. Italia Nostra intervenne nel procedimento di alienazione della Fara con la memoria del 28 gennaio 2008, oltre i novanta giorni prescritti per la conclusione del procedimento stesso di alienazione dell'edificio. Come osservato dal Tribunale amministrativo regionale, che, però, non ha tratto da questa premessa le corrette conseguenze, non vi era quindi alcun obbligo dell'amministrazione dei beni culturali di prendere in esame le osservazioni contenute nella memoria, in quanto intempestive. Prendere in esame osservazioni tardive - prosegue l'atto - rientra nella discrezionalità dell'amministrazione». Nell'appello l'avvocato dello Stato, Chiarina Aiello, ripercorre tutte le tappe della vicenda, una delle tante che hanno congelato la vendita della Fara. Secondo il Tar, che non ha giudicato inalienabile la colonia Fara, ma ha cancellato il provvedimento del 3 marzo 2008 con cui la direzione regionale del ministero aveva autorizzato la vendita senza considerare il preventivo «atto di intervento effettuato da Italia Nostra» e senza «aver acquisito il parere della Regione». Il ministero precisa che la Regione fece trascorrere inutilmente i i 30 giorni assegnatile dalla Soprintendenza che «provvide senza attendere l'esito della richiesta di informazioni». D. BAD.