Perché l'area archeologica di Roma e Ostia Antica è stata commissariata e affidata prima al sottosegretario Bertolaso e poi a lei, architetto Cecchi? «Nell'ottobre 2008 si è creata una situazione di grave pericolo a causa del maltempo: i danni erano ingenti e gravavano su un patrimonio debole. Per far fronte all'emergenza hanno chiamato Bertolaso, ma poi c'è stato il terremoto all'Aquila, e lui ha dovuto lasciare. Così l'incarico è stato affidato a me». Non bastavano le sovrintendenze, per questo lavoro? «A mio parere no, perché si tratta di un patrimonio enorme: le Terme di Caracalla si estendono su venti ettari, quelle di Diocleziano altrettanto, per non parlare della Via Appia dove le dimensioni sono quelle di una città. C'è un problema contingente legato al maltempo certamente, ma c'è anche un fatto di conservazione che merita un'attenzione superiore a quella che può essere data solo dalla Sovrintendenza. Non è assolutamente una critica all'ufficio, ma ci sono strumenti più ampi e incisivi. Io ho lavorato benissimo con tutti i funzionari della Sovrintendenza, tant'è che in pochi mesi abbiamo riaprire le Vigne Barberini al Palatino e le Arcate Severiane. Due percorsi da cui si vede Roma in un modo che i romani stessi non hanno mai visto». E il Colosseo? «È l'oggetto del desiderio, visitato da circa 4 milioni di persone l'anno. Quest'anno siamo riusciti per la prima volta ad aprire sia per Natale sia per Capodanno. Soltanto il 31 dicembre, dalle 10 alle 13, sono entrate più di quattromila persone». Non sono troppe per un monumento così antico? «Ci sono problemi di tutela, è vero. Bisogna fare molta attenzione, e stimolare l'interesse anche per altri luoghi della città. Lo stesso vale per Firenze: bisogna evitare che i flussi si concentrino solo sugli Uffizi quando a trecento metri c'è il Museo del Bargello che è splendido e quasi nessuno va a visitarlo». Il grande pubblico, però, vuole vedere Pompei, il Colosseo, la Cappella Sistina. Anche al Louvre, in fondo, molti vogliono vedere solo la Gioconda... «Sì, solo che la Francia ha il Louvre, mentre l'Italia ha Torino, Milano, Venezia, Napoli, Bari, Palermo, Siracusa... La politica dei temi culturali deve avere un carattere che tenga conto di questa peculiarità del patrimonio che è diffuso sul territorio ed è di altissimo livello. Siena non è meno di Firenze e nemmeno di Arezzo, questo però lo dico da toscano». Che cosa comprende l'area archeologica di Roma e Ostia? «È un elenco sterminato dalla Domus Aurea al Palatino, la casa di Augusto, le Terme e poi il tema dei grandi Acquedotti, le Mura, abbiamo diciotto chilometri di mura all'interno della città». E il Foro? «È diviso. I Fori Imperiali sono gestiti dall'Amministrazione Comunale e il Foro Romano dallo Stato. Uno degli effetti positivi del commissariamento è riportare all'unità un patrimonio diviso da semplici questioni amministrative. Con un'intesa tra il ministro per i Beni Culturali e l'amministrazione Comunale si potranno tentare operazioni come riunire il Circo Massimo con il Palatino e presenteremo questo progetto del resto alla fine di gennaio». Quindi dopo sei mesi di lavoro è soddisfatto? «Sì. Credo che per alcune questioni il commissariamento sia stato inevitabile, ma credo anche che prima o poi tutto debba tornare alla normalità: abbiamo una quantità e una qualità di funzionari e tecnici di altissimo livello talvolta con troppi pochi strumenti». Ritiene giusta la nomina di Mario Resca come Commissario a Brera? «Brera ha bisogno di una svolta: ha problemi irrisolti da troppi decenni. Credo che un intervento straordinario con un Commissario con ampi poteri possa risolvere finalmente il problema. Milano ha bisogno di un museo importante, ha bisogno di riappropriarsi di spazi che nessuno ha mai visto: Santa Maria di Brera, ad esempio. L'interno del palazzo è stato malamente suddiviso in aule e mai disponibile per la città». Il suo lavoro è affascinante? «Faticosissimo, ma bellissimo. Con pochissime risorse riusciamo a tenere in piedi un patrimonio che non ha eguali al mondo. Questo è merito delle Sovrintendenze e dei loro funzionari. A partire dalla fine degli Anni Novanta si è messo in moto un meccanismo di rilancio delle grandi strutture museali: basti pensare a Torino, capace di passare da città soltanto industriale a centro anche di cultura e turismo". Ma c'è molto da fare? «Moltissimo, perché il patrimonio è enorme. Ma la strada imboccata è quella giusta».
ROMA - Roberto Cecchi: "Alla scoperta dei musei sconosciuti"
L'architetto Cecchi è stata nominata commissaria dell'area archeologica di Roma e Ostia Antica dopo la creazione di una situazione di grave pericolo a causa del maltempo. Ha lavorato con le sovrintendenze per riaprire luoghi come le Vigne Barberini al Palatino e le Arcate Severiane. Il Colosseo è stato aperto per la prima volta per Natale e Capodanno, con oltre 4.000 persone il 31 dicembre. Ci sono problemi di tutela, ma Cecchi ritiene che il commissariamento sia stato necessario per affrontare le questioni amministrative. Ha anche espresso il desiderio di riunire il Circo Massimo con il Palatino e di presentare il progetto alla fine di gennaio.
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