All'appello ne mancano solo due: il ministero del Lavoro, che dopo essersi diviso da quello della Salute deve rifare tutto da capo, e la Giustizia, che da qui a un mese dovrebbe presentare al consiglio dei ministri il disegno del nuovo assetto. Tutti gli altri ministeri hanno, invece, messo mano alla loro organizzazione interna, con tagli a tutto il personale e conseguenti risparmi di spesa La sf rbiciata ha colpito almeno a considerare i dicasteri che hanno concluso l'iter di riorganizzazione o sono in dirittura d'arrivo (si veda la tabella) oltre 10mila posti di lavoro, garantendo minori spese per quasi 350 milioni di euro. Così voleva la manovra estiva del 2008 per l'esattezza, l'articolo 74 del decreto legge 112 e così è stato fatto. Anche se, in realtà, gli interventi sul personale non hanno lasciato a casa nessuno, perché si è agito sugli organici, che risultano sempre più numerosi dei dipendenti effettivamente in servizio. E, di conseguenza, anche i risparmi sono solo virtuali, perché si tratta di soldi mai spesi, proprio perché non si è mai dovuto pagare alcuno stipendio per quei posti cancellati con un colpo di penna. Di certo ora, dopo che anche questa operazione di riorganizzazione sta per concludersi, ci sono realtà - è il caso, per esempio, dei Beni culturali - dove dotazioni organiche e personale in servizio corrispondono. Ci sono, però, ministeri dove lo scarto resta ancora sensibile. Quando le due platee inizieranno a coincidere, se il blocco del turnover continuerà, allora i dipendenti in uscita spiega Vincenzo Di Biasi, coordinatore nazionale funzioni centrali della Cgil non verranno sostituiti e si produrranno i primi risparmi reali. Il divieto di assumere, posto come sanzione per le amministrazioni che non si fossero riorganizzate, non è stato, dunque, scongiurato, perché una norma introdotta l'anno scorso a luglio successivamente alla scadenza del 31 maggio 2009 fissata per il riassetto ha stabilito, lo stop alle assunzioni per tutte le amministrazioni. Pertanto, almeno sotto questo punto di vista, la riorganizzazione a nulla è servita. Il ritardo non crea, dunque, particolari problemi al ministero della Giustizia, l'unico a non aver ancora presentato al consiglio dei ministri il proprio regolamento di riorganizzazione. Meno che mai pone difficoltà al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, esonerato, in quanto struttura del comparto di sicurezza, sia dall'obbligo del riassetto, sia dal blocco delle assunzioni. Nessun problema. pertanto, al reclutamento di 2mila agenti prevista dal piano delle carceri del guardasigilli Angelino Alfano. Anche il ministero degli Esteri è arrivato alla riorganizzazione in ritardo: il regolamento è stato, infatti, presentato al consiglio dei ministri del 17 dicembre scorso e ora si appresta a compiere il consueto iter: prima il parere del consiglio di Stato e poi quello delle commissioni parlamentari, per ritornare, infine, a palazzo Chigi per il via libera definitivo, Un po' più avanti è il decreto di riordino del ministero dell'Interno, già licenziato in via definitiva da Palazzo Chigi. Anche il ministero dell'Economia si è messo al passo, ma, a differenza degli altri dicasteri, ha sfruttato la possibilità offerta da una norma del dicembre 2008 quella che ha spostato da ottobre 2008 a maggio 2009 la scadenza del riassetto e ha potuto, in via transitoria, provvedere alla riorganizzazione attraverso un Dpcm. Deve però prepararsi a predisporre un Dpr per poter completare l'operazione.
Ministeri a dieta virtuale
Il ministero del Lavoro e la Giustizia sono gli unici due dicasteri che non hanno ancora presentato al consiglio dei ministri il proprio regolamento di riorganizzazione. Gli altri ministeri hanno già completato l'iter di riorganizzazione, con tagli a tutto il personale e conseguenti risparmi di spesa. La riorganizzazione ha colpito almeno 10mila posti di lavoro, garantendo minori spese per quasi 350 milioni di euro. Tuttavia, gli interventi sul personale non hanno lasciato a casa nessuno, perché si è agito sugli organici, che risultano sempre più numerosi dei dipendenti effettivamente in servizio. I risparmi sono solo virtuali, perché si tratta di soldi mai spesi.
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