Progetto Alfano, tra le ipotesi Romanina e Acilia Emergenza penitenziari Il minisindaco Medici: "Stanno cercando nelle centralità". In prospettiva la liberazione degli spazi sul lungotevere Un nuovo carcere a Roma, da realizzare in periferia. Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo e lannuncio del Guardasigilli Angiolino Alfano di «nuove strutture da realizzare tra il 2011 e il 2012», il Dipartimento affari penitenziari ha cominciato in modo riservato a lavorare al piano carceri. La Capitale è certamente nellelenco delle localizzazioni per i nuovi istituti di pena che nel loro insieme, secondo il progetto Alfano, porteranno a 80 mila i posti disponibili: «Non è un caso - dice Sandro Medici, presidente del municipio X - che negli ultimi tempi gli imprenditori edili, anche importanti, che si rivolgono agli uffici dipartimentali del Comune, sentano parlare di questa possibilità. Daltra parte il piano regolatore approvato due anni fa, al termine della seconda consiliatura Veltroni, prevede le centralità urbane, poli di sviluppo in periferia, e almeno 4 o 5 di queste contengono una previsione urbanistica di funzioni pubbliche. Il carcere è considerata una funzione pubblica». Medici non parla a caso: nel suo territorio ci sono due delle diciotto centralità previste nel Prg: sono Romanina e Torrespaccata, tra le più grandi. Altre localizzazioni possibili sono Acilia e Pietralata. «Anche noi, in via ufficiosa - conferma il minisindaco di Cinecittà - abbiamo saputo di questa ipotesi che naturalmente vediamo con grande preoccupazione. Le periferie hanno bisogno di attività, dinamismo, occasioni di sviluppo, pubbliche e private. Soltanto così possono emanciparsi dalla loro storica arretratezza, dalla loro marginalità urbana. Il carcere sarebbe al contrario un peso urbanistico passivo, parassitario, di sole esigenze di servizio, oltre allabbassamento di qualità delle nostre zone». Di certo proporre unabitazione nuova a potenziali acquirenti vicino a un istituto di pena non risulterebbe così appetibile. La questione del nuovo carcere nella Capitale non arriva a caso. A Roma da anni si parla di svuotare Regina Coeli, ipotizzando un riutilizzo di una struttura sicuramente di prestigio, di grandissimo valore da vari punti di vista a partire da quello economico, ma ormai inadatta a ospitare un carcere. «Non vorrei - dice ancora Medici - che svuotare il centro del peso di Regina Coeli fosse un ulteriore squilibrio che andrebbe a cadere in periferia. Altri sarebbero i trasferimenti necessari verso i nostri territori: per esempio da tempo proponiamo la nuova città giudiziaria in una delle nostre centralità, ma riceviamo la ferra opposizione delle grandi corporazioni del settore». Medici conferma il progetto del carcere a Roma, e aggiunge: «Sono contrario a nuovi istituti di detenzione chiusi e blindati. Meglio forme di pene alternative. Tuttavia anche laddove si ritenesse necessario, la città di Roma è inadatta ad accogliere un nuovo penitenziario che difficilmente si inserirebbe nel tessuto urbano della città e andrebbe anzi a creare ulteriori problemi». Dal minisindaco di Cinecittà arriva infine una proposta: «Il comprensorio romano arriva ormai a Pomezia, Lariano e Guidonia: perché non realizzare il carcere nella fascia esterna alla Capitale e abbandonare lidea, che pure circola in questi giorni, di realizzarlo dentro la città?».
ROMA - Nuovo carcere in periferia caccia alle aree nellhinterland
Il Dipartimento affari penitenziari ha iniziato a lavorare al piano carceri, previsto per realizzare nuovi istituti di pena tra il 2011 e il 2012. Il progetto Alfano prevede 80 mila posti disponibili. Il minisindaco di Cinecittà, Sandro Medici, è contrario all'idea di realizzare un nuovo carcere a Roma, considerandola un peso urbanistico passivo e parassitario. Medici propone di realizzare il carcere in una periferia della città, come ad esempio in un comprensorio esterno alla Capitale. Medici ritiene che le periferie hanno bisogno di attività e dinamismo per emanciparsi dalla loro arretratezza e marginalità urbana.
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