A rischio 600 tonnellate per le scuole. I giardinieri Gesip: "Non spetta a noi" Gli agrumi vanno colti entro dieci giorni altrimenti marciscono "Noi i mandarini non li raccogliamo". Incrociano le braccia i lavoratori della Gesip incaricati dal direttore dellazienda comunale di servizi di raccogliere le seicento tonnellate di agrumi della Favorita. In settimana era stato lassessore comunale al verde e allarredo urbano, Francesca Grisafi, a sollecitare la raccolta, per destinare i mandarini alle scuole che ne avrebbero successivamente fatto richiesta e agli enti di beneficenza. Sembrava tutto a posto, il direttore della Gesip, Giacomo Palazzolo, aveva diramato lordine di servizio ed erano state approntate le cassette a Casa Natura. Poi lo stop da parte di alcune sigle sindacali. «Raccogliere frutta non rientra nelle nostre competenze - spiega Salvo Barone, sindacalista della Fisascat Cisl - Vero è che siamo giardinieri e nelle nostre mansioni sono previsti pure i servizi aggiuntivi, ma non possiamo fare tutto. Per andare alla Favorita bisogna distrarre lavoratori da altri settori vitali. E poi non è stato fatto un piano di valutazione dei rischi». I frutti, delle pregiate varietà "Avana" e "Tardivo" sono già maturi ma vanno raccolti entro dieci giorni, pena la caduta a terra e la marcescenza. Gli operai dovevano essere impegnati nelle contrade Tedesco, Cannatello, Quattro Salme, Morici, Barcellona, Case Rocca, in unestensione di 25 ettari che va dal bosco Niscemi fino ai campi Malvagno e alla zona pedemontana del Pellegrino. «È un fatto grave - tuona il direttore della Gesip Palazzolo - non capisco latteggiamento degli operai. Non cè nessun impedimento alla raccolta dei frutti, lo prevede anche la convenzione di servizio, la gestione degli agrumeti della Favorita è a carico dei giardinieri della Gesip. Infatti, altre volte hanno svolto il compito con professionalità. Del resto, noi siamo al servizio del Comune». Ma il fronte sindacale non è compatto. Pietro La Torre, della Uil Tcs sostiene «che in un momento difficile come questo, in cui si discute del futuro della Gesip, occorre uno sforzo collettivo e unitario per rilanciare lazienda». Se non è una guerra dei mandarini, poco ci manca. Secondo indiscrezioni, però, la vicenda è solo la cartina di tornasole dei rapporti non proprio sereni fra il presidente, Pippo Enea e il direttore Giacomo Palazzolo. Enea taglia corto: «Prima di fare quella circolare il direttore poteva pure informarmi». Prova a smorzare i toni e a spegnere le polemiche lassessore Grisafi: «Sono sicura che tutto si sistemerà, già lunedì mattina farò un incontro per superare tutte le divergenze». Quella della raccolta e della destinazione per beneficenza è una soluzione-tampone. Da quando il Comune, circa dieci anni fa, ha deciso di mandare via i vecchi affittuari, i Bonanno, i Conigliaro e gli eredi degli Amoroso, principali piantatori di mandarini, di anno in anno si pone il problema della raccolta dei frutti, che si incrocia con quello più generale della gestione delle superfici coltivate. Il piano duso del parco, elaborato da un gruppo di lavoro comunale guidato dallarchitetto Ornella Amara, ne prevede il mantenimento, come testimonianza dellantica arboricoltura irrigua della Conca dOro, ma si è lontani dal prevedere una soluzione che possa permettere il ritorno di veri e propri contadini stabili, come aveva richiesto sei anni fa la Cia, dopo lo sfratto dei vecchi affittuari. Nellimmaginario collettivo dei palermitani, il mandarineto è lultima evoluzione del paesaggio della Conca dOro, prima dellassalto cementizio. Nella seconda metà dell800 alla Favorita prevalevano gli aranci dolci, poi fu la volta dei limoni. A portare allespianto delle coltivazioni contribuirono le epidemie del mal di gomma e del malsecco. Il mandarino, invece, si rivelò più resistente. Per fare una stima della ricchezza della Favorita basta fare un giro al mercato ortofrutticolo dove i mandarini sono prezzati a 40-50 centesimi. Calcolando per difetto la produzione delle piante, si raggiunge la notevole cifra di un milione di euro.