Il verde va messo dove trova spazio per raggiungere densità ed estensioni consistenti; dove diventa massa e serbatoio di ossigeno salubre e benefico; dove rappresenta un miglioramento della vita di quanti lo raggiungono e vi sostano. Ciò è possibile soltanto se lo si colloca lungo la cintura periferica della città; e lo si distribuisce su di un anello sub-urbano, a distanza non eccessiva dal nucleo costruito. Diventa tuttavia indispensabile poter raggiungere i nuovi parchi con mezzi di trasporto rapidi e frequenti; e quindi dotare Milano di una rete di comunicazioni efficiente ed estesa, che sia degna di una metropoli europea. Se infatti è impossibile offrire ad ogni singolo abitante la veduta di alberi dalle finestre della propria casa; è invece possibile garantire a tutti i cittadini comodi mezzi di trasporto con cui arrivare dove gli alberi sono stati piantati. Ecco come va intesa lidea di Abbado: una magnifica occasione per rivedere il disegno della metropoli; per riorganizzare la rete dei trasporti; per migliorare la vita della città. Forse senza rendersene conto il maestro ha messo il dito su una piaga cittadina ben più vasta della lamentata mancanza di verde; ha messo a nudo lassenza di un piano urbanistico generale, che ponga fine al caotico agglomerato urbano in cui oggi siamo costretti a vivere. Alla luce di tutto ciò appare quanto sia povera ed avvilente la misera piantumazione di pochi e sparuti esemplari, distribuiti a caso, senza una lucida visione della Milano futura.