caro Direttore, le chiedo ospitalità per esprimere la mia opinione su un articolo di Giovanni Valentini intitolato "La nuova tassa contro la cultura". Larticolo di ieri si riferisce al decreto da me recentemente emanato, dopo numerosissime riunioni cui hanno partecipato tutte le categorie interessate, riguardante la rideterminazione, con un ritardo di 6 anni, delle misure del compenso per copia privata. Si tratta, quindi, di semplice rideterminazione di un compenso che, infatti, è già previsto da anni nel nostro sistema, in particolare dal decreto legislativo n. 682003 che ha attuato una direttiva comunitaria. Ma cosè la cd. copia privata? Ognuno di noi, invece di comprare loriginale, ad esempio, di una canzone, può farsi una copia del cd per fini personali. In questo modo si può effettuare una riproduzione con grande risparmio rispetto allacquisto di un originale. Questo diritto di riproduzione non cè sempre stato, né cè in ogni paese. Fino a qualche anno fa in tutta Europa fare una copia privata costituiva un comportamento illecito. Addirittura nella civilissima Gran Bretagna è tuttora vietato fare una copia di programmi coperti dal diritto dautore. Da qualche anno è stato invece consentito fare una copia gratuitamente. In cambio, in tutta Europa, è stato previsto dalla normativa comunitaria che venga corrisposto un compenso a favore dellautore dellopera. Lo Stato, quindi, non centra nulla, non si tratta di una tassa, ma di un compenso dovuto per legge a soggetti privati. Quindi, paesi come la Francia, la Germania e la Spagna (e altri ancora) hanno previsto da tempo tale compenso. E lo hanno stabilito in misura ben più alta di quanto abbiamo fatto noi. Anche le modalità di applicazione del compenso cui si riferisce criticamente larticolo sono analoghe a quelle del nostro Paese. Non si tratta, quindi, di un "balzello deciso dal ministro Bondi" come dice Valentini ma da tutta lEuropa, e con modalità ben più severe. Possiamo dire, dunque, che anche in quei Paesi è stata prevista una tassa contro la cultura, come si afferma nellarticolo? E vero esattamente il contrario. Proteggere le opere letterarie, artistiche e scientifiche (e anche quelle giornalistiche!) vuole dire proteggere la cultura e lo spirito creativo delluomo. Proteggere il diritto dautore è un modo per consentire a creatori, interpreti ed esecutori di proseguire la propria attività e preservare la loro autonomia e dignità. Certo occorre fare i conti con le nuove metodologie e tecniche di riproduzione e di diffusione delle opere dellingegno e con la rapida evoluzione tecnologica, come dice Valentini, anche se purtroppo dà spazio alla voce di un giovane che intende aggirare le leggi del nostro Paese. Per questo vi sarà un Tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio, nel quale saranno rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti, ivi compresi i consumatori. E questo proprio al fine di garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie dei produttori, dei titolari dei diritti e degli utenti. Quanto, infine, allammontare del compenso, sottolineo che al di là delle dichiarazioni in molta misura prevedibili dei diretti interessati successive allemanazione del decreto la decisione finale non è assolutamente distante da quella che è stata esposta dalle varie categorie a conclusione delle numerose, serrate, riunioni che si sono tenute presso il mio Ufficio legislativo e che hanno condotto alla individuazione compensi. Compensi che ripeto si collocano al livello più basso in Europa. Lautore è ministro per i Beni culturali Ringrazio il ministro Bondi per lattenzione e per la sollecita risposta. È vero, come ho scritto del resto nel mio articolo, che il cosiddetto "equo compenso" è previsto dalla normativa europea e vige già in molti Paesi. Ma non arriva a questi livelli e non è esteso a tanti prodotti: compresi quelli che non hanno alcun rapporto funzionale con la "copia privata" o possono averlo solo marginalmente. (g.v.)