Gli auspici per il 2010 che Salvatore Settis ha affidato al Tirreno (31 dicembre) sono serviti ancora da stimolo per un vivo confronto sul buon uso del territorio. Il richiamo al dovere della Toscana di "preservare con cure specialmente attente lo straordinario e delicatissimo patrimonio di valori ambientali, paesaggistici e urbani" ha stimolato altri contributi sulla effettiva praticabilità di un modello regionale di "conservazione per lo sviluppo", che consenta di arginare ulteriori e spietate forme di consumo di suolo senza correre rischi eccessivi di graduale declino del contesto socio-economico di riferimento. Nessun intervento ha fatto cenno alle implicazioni di governo del territorio che scaturivano dal messaggio che il Santo Padre ha diffuso per la 43 giornata mondiale della pace ("Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato"). Quando nel paradiso terrestre venne insediato il primo consiglio di amministrazione, modellizza argutamente il Papa, gli furono conferiti i poteri di dominare la terra, nel senso di "coltivarla e custodirla". Ma i due primi consiglieri delegati, Adamo ed Eva, interpretarono questo ampio mandato in senso colpevolmente distorto, come se il patrimonio naturale messo loro a disposizione non avesse un proprio equilibrato ordinamento intrinseco da rispettare, non comportasse atti di doverosa e diligente amministrazione (coltivare e custodire), ma fosse disponibile per le più arbitrarie e incondizionate decisioni di sfruttamento da parte dell'uomo-dominatore. L'attualizzazione del Libro della Genesi serve quindi a Benedetto XVI per ricordare che ogni conferimento di autorità sulle risorse naturali comporta sempre una corrispondente chiamata a responsabilità. Si tratta di concetti del tutto familiari anche al nostro diritto societario perché ciascun amministratore sa di dover compiere le operazioni necessarie all'attuazione dell'oggetto della propria missione con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico, oltre che dalle sue specifiche competenze; in particolare, gli amministratori che siano venuti a conoscenza di fatti pregiudizievoli per il patrimonio loro affidato e non abbiano fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose, potranno essere chiamati puntualmente a risponderne. Ecco quindi che il Papa mette in guardia chi ha il potere di regolare i carichi ambientali, ma anche chi cerchi di indirizzarne le decisioni con un consenso politico bramosamente motivato, contro le minacce derivanti "dalla noncuranza, se non addirittura dall'abuso, della terra e dei beni naturali", con conseguente richiamo alla solidarietà intra-generazionale, come esige la crisi economica corrente, e soprattutto inter-generazionale, come esige lo stato di salute del pianeta, affinché i costi derivanti dall'uso smodato delle risorse ambientali, o anche solo da inerzia e trascuratezza amministrativa, non finiscano inesorabilmente per gravare sulle incolpevoli generazioni future. Indipendentemente dall'esito del giudizio finale dell'"azionista" divino, insomma, se tutti non adotteremo sistemi di vita maggiormente improntati alla sobrietà, se la coscienza ecologica verrà sistematicamente mortificata da superiori ragioni di comodità, di consumo e di reddito, verremo inevitabilmente ricordati dai nostri figli come gli Adamo ed Eva di turno, per averli costretti eternamente a scontare i moderni peccati di noncuranza e di tirannia ambientale con cui purtroppo si contraddistingue questo secolo.