Altroconsumo:"Costerà 100 euro a famiglia". Google contro il decreto Internet-tv Antitrust: "Rivedere le norme sui contributi alleditoria e sulla distribuzione" Le imprese del settore: "Lequo compenso penalizza linnovazione" ROMA - Approvare il decreto Romani su Tv e Internet nella versione attuale «significherebbe distruggere il sistema Internet. Sarebbe impossibile prestare alcuni servizi come quello di Youtube». Lallarme arriva da Marco Pancini, European senior policy counsel di Google Italia. Le preoccupazioni sono rivolte al decreto legislativo approvato a Natale e che recepisce una direttiva europea. Il problema è che nel decreto cè «lequiparazione tra qualunque sito Internet che fornisca la possibilità di caricare contenuti audiovisivi, e i canali tv tradizionali» spiega Pancini. Quindi Youtube e tutti gli altri siti analoghi vanno considerati dei canali televisivi e diventano responsabili come editori di tutte le violazioni possibili (diffamazione, istigazione a delinquere, violazione della privacy e dei diritti dautore). Finora il proprietario del sito non aveva lobbligo di monitorare e ricercare attivamente gli eventuali contenuti illeciti presenti sulla sua piattaforma. Un controllo obbligatorio che, secondo Pancini, «renderebbe tecnicamente impossibile prestare certi servizi». Secondo Google il testo del governo va ben oltre la direttiva, una discrepanza che sono pronti a far rilevare a Bruxelles. Un altro decreto governativo, quello che impone una tassa sui supporti tecnologici da girare alla Siae per ridurre leffetto della pirateria, fa arrabbiare produttori e consumatori. La scelta del ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi è stato accolta «con sconcerto e incredulità» dal presidente di Confindustria-Anie (imprese elettrotecniche ed elettroniche) Guidalberto Guidi perché, «introducendo sostanzialmente una tassa il cui importo cresce proporzionalmente alla capacità di memoria degli apparecchi elettronici, penalizza linnovazione». Posizione analoga dai produttori software dellAssinform. Del tutto opposta la visione del presidente di Confindustria Cultura, Paolo Ferrari, secondo cui «viene colmato un vuoto legislativo». Altroconsumo ha calcolato in oltre cento euro a famiglia il peso della tassa sommando laumento di cd e dvd vuoti, ma anche laggravio per videoregistratori, hard disk, lettori Mp3 e console per videogiochi. Per Altroconsumo «è unaberrazione, si paga anche fino a tre volte una tassa, per fruire di uno stesso contenuto». LAntitrust invece si concentra sulleditoria e chiede al governo di modificare lattuale normativa sui contributi pubblici e sulla distribuzione. Per evitare lattuale distorsione della concorrenza, «occorre rivedere il sistema di sostegno pubblico al settore: i contributi diretti vanno indirizzati alle nuove iniziative e non soltanto alle aziende storicamente presenti». Bisogna allargare anche ad altri soggetti, e non solo a Poste italiane, la possibilità di praticare tariffe agevolate per le spedizioni. LAntitrust chiede una ripartizione più equilibrata delle compensazioni postali tra i gruppi editoriali «per liberare risorse a sostegno di abbonamenti per scuole o centri culturali, o per altre modalità di distribuzione». Infine va superato lobbligo delle autorizzazioni per lapertura delle edicole, utile, infine, una nuova definizione di "prodotto editoriale" «per evitare che le agevolazioni siano applicate a prodotti dal contenuto editoriale marginale, se non assente».