Gioca con l'arte e mettila da parte. Arte e cultura da godere come uno svago, per educarsi al bello. Gli americani, dagli Anni 80, dicono "edutainment": è la fusione di "education" ed "entertainment", come dire apprendimento e divertimento, appunto, per esempio nelle infinite opportunità interattive offerte dal mercato del Cd-Rom, che in Italia è salito a quasi 120 milioni di euro nel 2002. E s'intitola Cultura in gioco (Giunti editore, 592 pagine, 39 euro) la ricerca svolta dall'associazione culturale Civita, sulle nuove frontiere di musei, didattica e industria culturale nell'area dell'interattivi-tà. «Con il proposito -spiega nell'introduzione il presidente di Civita, Antonio Maccanico - di individuare meglio gli ambiti dell'edutainment, sia nella sua accezione originaria, sia nel significato più ampio di attività divulgativa, connessa ih particolare all'ambito culturale e museale». Arte come gioco, dunque. Con l'autorevole avallo di fior di pensatori, tipo Johan Huizinga (citato in apertura del volume) secondo il quale: «ogni gioco è indispensabile alla collettività per il senso che contiene, per il significato, per il valore espressivo, per i valori spirituali e sociali che crea, insomma in quanto funzione culturale». Anche nei musei, dove già gli antichi imparavano che "ludendo docere". «Ma a cosa serve "giocare" con cose che non si conoscono? Se non si rialfabetizzano i fruitori dell'arte?», si è chiesto l'ex ministro dei Beni culturali, Antonio Paolucci, direttore regionale in Toscana, guardandosi intorno nella Sala Pietro da Cortona in Campidoglio, e indicando capolavori dell'arte rinascimentale i cui contenuti biblici o mitologici non sono più molto noti alle nuove generazioni, agli allievi di una scuola "multimediatica". Paolucci è intervenuto al dibattito per la presentazione del libro-ricerca (moderatore Fabio Isman), cui hanno partecipato ben due ministri, quello dei Beni culturali, Giuliano Urbani, e quello per l'Innovazione tecnologica, Lucio Stanca (oltre al segretario generale di Civita, Gianfranco Imperatori, Alberto Abruzzese, Giuseppe Costa, Emmanuele Francesco Maria Emanuele e Paolo Galuzzi). Urbani ha condiviso in pieno la perplessità di Paolucci (che pone anche il problema della straordinaria crescita di visitatori dei musei, fino a un milione e mezzo agli Uffizi, per esempio). «C'è molta ambiguità nello slogan "educare giocando" - dice Urbani - per la quantità di "trappole" legate al concetto stesso di gioco». Del resto, lui stesso riconosce che nel settore dell'"edutainment" il nostro paese è in ritardo: «Ma essere agli inizi ci pone, forse, in posizione privilegiata, perché si può far tesoro delle esperienze altrui». Quando si parla di gioco, rispetto all'arte, il ministro aggiunge che, a differenza di altri giochi, è altrettanto ambiguo parlare di regole: perché si deve tener conto anche dello stato d'animo, oltre che della preparazione, di chi guarda un quadro. Quanto a quella che Paolucci chiama "rialfabetizzazione", questa andrebbe intesa in senso "linguistico", di comprensione dei capolavori. E a questo punto Urbani fa un annuncio: per accrescere la capacità di "leggere l'arte" si dovranno stabilire nuove strategie di "educazione" (con o senza gioco), e se ne occuperà una Commissione di carattere internazionale, guidata dal direttore generale dei Beni culturali, Mario Serio. Anche in relazione a «frontiere, opportunità e limiti», dell'aspetto "commerciale" del mondo dell'arte.
Che bel museo, puoi giocare con l'arte
Un libro di ricerca intitolato "Cultura in gioco" (Giunti editore, 592 pagine, 39 euro) è stato pubblicato dall'associazione culturale Civita. Il volume esplora le nuove frontiere di musei, didattica e industria culturale nell'area dell'interattività. L'autorevole avallo di fior di pensatori, tra cui Johan Huizinga, sostiene che ogni gioco è indispensabile alla collettività per il senso che contiene. Anche nei musei, dove gli antichi imparavano che "ludendo docere", si può "giocare" con cose che non si conoscono. Tuttavia, si deve rialfabetizzare i fruitori dell'arte per non perdere il significato dei capolavori.
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