Il sindaco: "Sentenza aggirabile" Lassessore: "Stop ai 600 milioni? Non con Roma Capitale" «In un modo o nellaltro garantiremo la regolarità dei pagamenti». Dal Kenya, dove sta completando le ferie, parla lassessore al Bilancio Maurizio Leo, informato al telefono da Repubblica della sentenza con cui la Corte costituzionale rischia di azzoppare il piano di rientro del Campidoglio. Rapida consultazione degli uffici, poi il verdetto: «La norma bocciata dalla Consulta non è lunica che ci consente di ottenere in tempi brevi la valorizzazione dei beni immobiliari dello Stato: cè anche Roma Capitale (art. 24 del Federalismo fiscale), che ci dà la possibilità di procedure urbanistiche più veloci». Né i suoi uffici né il gabinetto del sindaco avevano inteso avvisarlo che la Capitale rischia di trovarsi 600 milioni in meno in cassa. La Consulta ha infatti giudicato incostituzionale la norma con cui il governo consentiva ai comuni di trasformare vecchie caserme statali in disuso in centri commerciali o residenziali senza chiedere il «parere di conformità» a Regione e Provincia, una "valorizzazione" che a Roma avrebbe generato i 600 milioni promessi (500 per il Piano di rientro, più 100 per investimenti per Roma capitale). Ora la sentenza allunga i tempi, rendendo indisponibile il denaro impegnato nei pagamenti. «Ci sembrava una soluzione barocca e traballante - dice il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti - ma non abbiamo voluto polemizzare. Siamo alle solite di questo governo: lo stanziamento permanente di 500 milioni è diventato una specie di una tantum di cessione di beni patrimoniali, poi un prestito al Comune il cui rientro è affidato a un fondo immobiliare, e ora neanche più questa ipotesi». «È un gran pasticcio - dice il capogruppo del Pd, Umberto Marroni - per questanno i 500 milioni lanno promessi dal governo non ci sono più. Oltretutto la sentenza della Corte è apprezzabile: restituisce al controllo popolare la trasformazione del territorio». Nessun pasticcio, per il sindaco Gianni Alemanno: «La sentenza qualche problema ce lo pone, ma il dato di fondo - dice - è che la Finanziaria queste risorse le assegna, e quindi si tratta solo di studiare insieme al governo un emendamento, cosa che stiamo già facendo, oppure trovare unintesa con la Regione. Parleremo con i candidati, e in particolare con Renata Polverini. Grazie allaccordo con la Regione la sentenza della Consulta è facilmente aggirabile, le risorse arriveranno in tempo utile». «Sentenza aggirabile? Cosa intende dire il sindaco - si chiede lassessore regionale alla Casa, Mario Di Carlo - oltre che fare campagna elettorale per la Polverini? Credo non sia solo una mia curiosità, ma una domanda che si fanno tutti quelli che si riconoscono nella Costituzione». Il riferimento del sindaco è al Federalismo fiscale: «La sentenza - dice Leo - ha un impatto generalizzato, ma per Roma cè una disposizione ad hoc con i poteri speciali urbanistici per Roma Capitale. In ogni caso i soldi arriveranno, e si terrà fede agli impegni: da parte del governo cè la massima attenzione, la difficoltà è sulla procedura e non sulla sostanza. Se si può oltrepassare lostacolo col Federalismo fiscale il problema è già risolto». Si tratterà solo di vararne la norma attuativa.
ROMA - "La Consulta non ci ferma venderemo le caserme" - Alemanno e Leo dopo lo stop al piano di rientro
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato che la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la norma che consentiva ai comuni di trasformare vecchie caserme statali in centri commerciali o residenziali senza chiedere il parere di conformità a Regione e Provincia, non è una sentenza che "azzoppa" il piano di rientro del Campidoglio. Alemanno ha affermato che il dato di fondo è che la Finanziaria assegna le risorse e quindi si tratta solo di studiare insieme al governo un emendamento, oppure trovare un accordo con la Regione. Il sindaco ha anche affermato che la sentenza è "facilmente aggirabile" grazie all'accordo con la Regione.
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