La Regione propone un referendum 'on-line' sul nome della nuova sede. Immaginiamo i target Si è aperta la consultazione on-line per definire il 'nome' della nuova sede della Regione, costruita nella zona gravitante tra la vecchia city milanese (dove sussiste il Pirellone) e l'area di Stazione Garibaldi. In verità, la necessità di un 'nome distintivo' nasce proprio dal fatto che l'edificio appare sin da ora come un doppione (inutile) della sede attuale: non si è scelta né la strada del decentramento né quella di una costruzione più ergonomica e meno impattante sulla storia architettonica, urbanistica e paesaggistica della città. Ma veniamo all'analisi dei 9 nomi. Ce n'è oggettivamente per tutti i gusti. A ciascuno il "suo". Abbiamo pensato così di "giocare" ad abbinare a ciascuna proposta un ipotetico target di riferimento. Anche per provare a "stimolare" il numero di partecipanti all'iniziativa, salutato come un successo dalla Giunta ma in realtà fermo a poche migliaia di adesioni (che su una "base" di milioni di potenziali votanti). Vele di Gioia: per 'amanti' dei centri commerciali e dello shopping in tangenziale. Buono insomma per chi ama i non-luoghi della Brianza in cui anche il nostro Premier si trova tanto a suo agio. E, poi, ricorda il titolo di un film memorabile con Serena Grandi Altra sede: per i comici di 'Zelig'. Che, però, subito dopo, hanno tremato: qualcuno è pronto a portarci via il lavoro? Un politico, un funzionario o proprio un autore di cabaret? Foro dei lombardi: per avvocati tributaristi. Forse benaugurale, forse una strizzatina d'occhio all'Arcigay. Il foro in sé è un luogo d'incontro, e un grattacielo a tutto rimanda tranne che all'idea dello 'scambio'. Semmai il nome sarebbe adatto al palazzo di giustizia. Dal quale però, si sa, i politici preferiscono restare alla larga Ca' longa: per stilisti e per chi ha problemi di "statura". Un po' lumbard, un po' da canal' veneziano, un po' priapico (e d'altronde questa proliferazione di grattacieli deve far riflettere sulla "psicologia" dei nostri politici). Palazzo Lombardia: per creativi. Davvero "audace". Chi 'mai' ci avrebbe pensato: chiamare Palazzo Lombardia la sede della Regione Lombardia. Una trovata "geniale", forse griffata da un grande guru della comunicazione. Torre di cristallo: per menagramo. Da Babele alle Twin Towers, meglio stare alla larga dai peccati onomastici di ubris. Il nostro Governatore, date le sue note inclinazioni cenobitiche lo dovrebbe sapere meglio di chiunque altro. E il cristallo rimanda per di più a un'idea di fragilità non consona a una Giunta che, in vista di un possibile 4 mandato, si sta trasformando in una satrapia. E, poi, ricorda il titolo di un altro film memorabile: "L'Inferno di cristallo". Agorà: per classicisti. Una scelta ispirata alla volontà di fare della nuova sede un centro d'incontro per tutta la cittadinanza. Sempre che si sia disposti a passare per una "registrazione" del documento d'identità, il metal detector, 'tornelli' all'entrata e all'uscita, da superare con la 'Carta dei servizi'. Piazza sì, ma blindata come il caveau di una banca. Porta dei lombardi: per sovversivi. Chiamare "Porta" un palazzo, in una città dove le porte, spesso, non ci sono più, ma segnano ancora la toponomastica locale, equivale a voler attentare all'ordine pubblico. Già me li vedo i taxisti, a consultare il loro bravo 'Tuttocittà': dove diavolo è questa Porta dei Lombardi? È Porta Meneghina? Porta Cicca? Piglia su e Porta a ca'? Palazzo Caravaggio: per il sottoscritto, che ha appena pubblicato una biografia sul pittore e, con l'aiuto di qualche "santo in Paradiso" (che non ha) potrebbe forse sperare di spacciarne un centinaio di copie alla Giunta medesima. Forse la scelta è dettata dal 4 centenario della morte dell'artista, forse dai suoi natali meneghini (anche se Caravaggio fuggì da Milano a gambe levate appena poté, giudicandolo un ambiente di "baciapile" incapace di accogliere la sua pittura). Forse però, più prosaicamente, la proposta è legata alla nostalgia per la lira, per quei bigliettoni da centomila che ci facevano sentire ricchi come un pascià. Bravo, dirà il lettore. Spiritoso, proponilo tu un 'nome' adeguato. A me è venuta in mente la scelta più "logica": chiamare il palazzo con il nome del 'luogo' in cui sorge: "Bosco di Gioia". Quello raso al suolo, per far posto al nuovo edificio, in una giornata di Ferragosto, quando gli abitanti del 'quartiere Isola' erano per lo più fuori città. A Milano non sai mai che città ritrovi dopo le vacanze. Le sorprese sono sempre all'ordine del giorno. Meglio scegliere un nome che ce lo ricordi