«Un patrimonio sterminato, uno straordinario giacimento di beni culturali, composto da molte centinaia di migliaia di reperti. Così numerosi che l'Università stessa, che ne è proprietaria, non dispone di una schedatura delle collezioni. Finalmente è in corso un lavoro di catalogazione completa». Dopo anni di silenzio, l'Università rispolvera i suoi tesori con più iniziative, in occasione del VI centenario, presentate ieri alla Fondazione Crt. Non solo la catalogaziene di tutti gli oggetti conservati nei 7 musei oltre che dispersi in dipartimenti e scantinati. E' in arrivo una mostra, «La memoria della Scienza», che aprirà i battenti all'Archivio di Stato il 28 settembre. E, soprattutto, sono imminenti le riaperture dei musei in nuove sedi ristrutturate. Contemporaneamente all'esposizione saranno inaugurati il Museo di Anatomia e il Museo della frutta (da collezioni di proprietà di Palazzo civico) in via Giuria 15. L'anno prossimo riaprirà nello stesso complesso - l'isolato tra corso Massimo e via Giuria lasciato libero dal trasloco a Grugliasco della facoltà di Agraria - il Museo Lombroso; quindi toccherà al Museo di Antropologia ed Etnografia, che costituirà con gli altri il «Museo dell'uomo». Le iniziative di valorizzazione delle collezioni universitarie ruotano intorno all'esposizione «La memoria della Scienza»: Giacomo Giacobini, curatore di una ponderosa pubblicazione con lo stesso titolo (realizzata con il sostegno della Fondazione Crt) ha spiegato ieri che «Torino rappresenta un unicum, quanto a ricchezza dei musei scientifici. E' stata la capitale scientifica del paese, anche grazie a studiosi come Avogadro o Galileo Ferraris. Ha un'università molto antica che ha conservato reperti preziosi, e i Savoia hanno sempre avuto per la scienza e la tecnologia una fortissima attenzione. Questo tipo di collezioni è stato a lungo trascurata in tutta Europa, e ovunque ne è in corso una riscoperta».