Roma dice no: niente colonna marmorea EGLE DE FERRARI è il coordinatore provinciale dei giovani del Popolo della libertà. Trent'anni da compiere mercoledì prossimo, architetto, docente di Tecniche del paesaggio all'Università di Genova, sposata, De Ferrari ha esordito sulla scena amministrativa la scorsa primavera, candidandosi a Moconesi nella lista "Esperienza e cambiamento" di Andrea Cuneo. «Sono molto contenta della nomina - spiega De Ferrari - È un'esperienza nuova che mi impegnerà nella creazione di un gruppo, coeso, di giovani che possa conquistarsi uno spazio e lavorare sul territorio, innanzitutto per sostenere la corsa dell'onorevole Sandro Biasotti alla presidenza della Regione». La nomina di Egle De Ferrari a coordinatore provinciale della "Giovane Italia" del Pdl, arriva dall'onorevole Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito. «Sono certo - dice - che De Ferrari ricoprirà questo ruolo con l'entusiasmo e la grinta che l'hanno sempre caratterizzata: qualità necessarie per costruire un movimento solido di giovani nel levante genovese». D. BAD. .x151001 Trent'anni, di Moconesi, architetto, docente universitaria, sposata: è il nuovo coordinatore provinciale RECCO. Non arriverà la colonna marmorea, che i recchesi avevano chiesto alcuni anni fa al Comune di Roma. La risposta negativa è arrivata dalla Soprintendenza ai beni archeologici della città capitale, secondo la quale regalare una colonna alla città di Recco non è possibile perché la legge definisce i monumenti archeologici di Roma "inalienabili". Anche un prestito di lunga durata (venti o trent'anni) sarebbe escluso per le stesse ragioni. L'originale richiesta aveva fatto seguito a una proposta elaborata da Sandro Pellegrini, giornalista e storico locale, che ha pensato di esaltare le vestigia romane di Recco, che era stata fondata dai romani con il nome di Ricina, mettendo in mostra una colonna d'epoca nella piazza principale della città o nell'atrio del municipio. Ponendovi sopra la colonna l'urna cineraria conservata nella chiesa di San Martino di Polanesi, che è l'unica vestigia antica rimasta in città dopo i terribili bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. All'epoca della richiesta, cioè nel 2006, era sindaco Walter Veltroni e, prima di lasciare l'incarico per diventare segretario del Pd e dirigente nazionale del partito, aveva scritto la lettera, firmata insieme a Silvio di Francia, assessore capitolino alla Cultura. Una lettera possibilista: «Quello dell'amministrazione romana non era stato un semplice gesto di cortesia istituzionale, ma una risposta positiva e puntuale - dice Sandro Pellegrini - ero convinto che il nostro desiderio potesse essere esaudito senza particolari problemi». Oggi, però, si scopre che anche l'ipotesi del prestito è difficilmente percorribile: «Nella sua missiva, l'assessore alla cultura aveva fatto intendere che un prestito del genere potrebbe avere anche una durata molto lunga - aggiunge Pellegrini - oggi la Soprintendenza ha gelato anche questa speranza. È un peccato: forse avremmo dovuto essere più incisivi». Del periodo romano di Recco forniscono una buona testimonianza tanto la menzione dell'antica Ricina nella "tabula peutingeriana" (carta geografica di epoca tardo imperiale), quanto un'urna cineraria conservata a Polanesi con un'iscrizione in latino (tradotta: "agli Dei Mani di Buongiorno e di Fortunato alunni benemeriti Gneo Lucrezio Lucreziano). La città di Recco, situata sulle sponde del torrente omonimo, in riva al mare, ha origini che si perdono nel paganesimo. I Romani, dopo svariate lotte, riuscirono a imporre la loro volontà sull'originaria tribù dei Casmoriti, fondando Ricina, importante castrum lungo la via Aurelia.