L'identikit Breve profilo della Consulta per i beni artistici e culturali di Torin La fondazione. La Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino è stata fondata nel 1987. I soci. Banca Brignone-Banca Popolare di Bergamo, Buzzi Unicem, Cartiere Burgo, Camera di commercio di Torino, Compagnia di San Paolo, DeloitteTouche, Ersel, Ferreo, Fiat, Fondazione Crt, Fondiaria-Sai, Garosci, G. Canale C., Ifi- Istituto finanziario industriale, Italdesign Giugiaro, Italgas, Lavazza, l'Oréal Saipo, Marco Antonetto farmaceutici MartìniRossi, Pininfarina, Pirelli, Presider, Reale Mutua Assicurazioni, Seat Pagine Gialle, Skf, Telecom Italia, Toro Assicurazioni, Unione industriale di Torino, Utet. La struttura. Lo Statuto prevede un'organizzazione snella. Il presidente è affiancato da un comitato direttivo, coadiuvato da un tesoriere e da un segretario, eleggibili ogni tre anni. Per valutare le proposte e seguire i cantieri è attiva una commissione tecnica supportata dalla consulenza di una storica dell'arte. Su Internet: www.consultaditorino.it Oltre dieci milioni in sedici anni. Li ha messi a disposizione del capoluogo piemontese la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, formata da trenta aziende private di spessore. Sono serviti per recuperi o restauri. Nel biennio 2004-2005 ulteriori 1,3 milioni verranno utilizzati per le facciate di Palazzo Carignano e della Promotrice delle belle arti, nonché per rimettere in ordine le fontane di piazza Cln e la cosiddetta "cancellata dei Dioscuri" di Palazzo Reale. Gli interventi sono stati effettuati in stretto collegamento con le Soprintendenze competenti e in accordo con gli enti pubblici. In questo modo sono stati risanati, per esempio, l'aula del Parlamento subalpino (1988), le facciate e i campanili delle chiese San Carlo e Santa Cristina nella centralissima piazza San Carlo (1990-1991), una sala per la conservazione nella Biblioteca reale (1997). Tra il 2002 e il 2003 l'attenzione è stata rivolta all'Asse del belvedere di Villa della Regina, sulla collina torinese, con particolare attenzione alla sistemazione della "Grotta del re selvaggio" e al ripristino del "Teatro d'Acque". Dieci milioni possono sembrare poca cosa. Ma, oltre alle risorse, sono stati condivisi criteri gestionali e competenze manageriali. «Il terreno sul quale la responsabilità etica e sociale dell'impresa può misurarsi maggiormente spiega l'industriale Luigi Garosci, presidente della Consulta , è proprio quello della conservazione del patrimonio artistico e il terreno naturale d'intervento dei soci della Consulta è quello della cura e della manutenzione delle opere d'arte, del bene culturale nella sua accezione più piena. Per questo ci stiamo impegnando affinchè gli enti preposti si preoccupino come si deve della manutenzione e della valorizzazione del bene rivalutato». C'è fibrillazione per la scadenza dei Giochi olimpici invernali del 2006: «Torino cambia e si rifà il trucco osserva il finanziere Renzo Giubergia della Ersel , ma continua a stupire soprattutto per le memorie storielle e il carattere fiero e aristocratico della sua bellezza, capace di affascinare tutti quelli che vi approdano. In questo difficile esercizio d'equilibrio tra il vecchio e il nuovo si misura anche l'opera della Consulta». Adesso sono stati predisposti un nuovo sito Internet www.consultaditorino.it con tutte le informazioni sui progetti realizzati e quelli in cantiere e un volume di pregio (Per Torino. Gli interventi della Consulta dal 1987 a oggi, pagine 190, Utet, s.i.p.), curato da Angela Griseri e Pier Luigi Bassignana. «Per Torino rileva Vera Comoli, docente al Politecnico di Torino , capitale a livello europeo nei progetti che ci sono stati consegnati dal Seicento all'Ottocento, è importante avvalersi di rilevamenti puntuali, individuando di fronte agli strumenti del restauro le strade più aggiornate per consolidare il linguaggio di una memoria storica che rivela angolazioni sempre attuali. La Consulta opera aderendo a questo principio». L'economista torinese Walter Santagata aggiunge che «il nuovo mecenatismo e la nuova classe dirigente che ne elabora le strategie rappresentano non solo un sostegno finanziario, ma si impongono come un patrimonio culturale e sociale in sé, accumulazione di esperienze e razionalità decisive per un modello italiano di politica dei beni culturali avanzata e all'altezza del patrimonio artistico e storico del Paese». Per gemmazione l'esperienza torinese si sta riproponendo in altre parti del Piemonte. Due Consulte, negli ultimi anni, sono nate nel Cuneese (a Fossano e a Savigliano), una terza ad Alessandria. Un modello e un metodo che, in scala, si stanno riproponendo sul territorio. Aziende sponsor, dunque? Liberi attori totalmente disinteressati? «Non proprio sostiene Garosci, citando l'aretino rimasto famoso per i servigi che rese a Ottaviano Augusto . Oltre all'indubbio piacere di sentirsi protagonista della vita culturale del suo tempo, una vita particolarmente intensa e raffinata, Mecenate doveva provare anche l'ebbrezza del demiurgo che vede prendere forma compiuta all'argilla che ha plasmato con le sue mani». Sia come sia, se imprese e cultura inzieranno ad andare a braccetto, non può che far del bene a entrambe. Soprattutto in Piemonte, dove per troppo tempo (e, sovente, tuttora) si sono trovate su sponde opposte senza mai parlarsi.