Allagamenti: Sauro Melani, del comitato "Il Guado", attacca chi chiede altre grandi opere «Le casse d'espansione ci devono essere, ma non si può fare a meno di un'opera costante di manutenzione del fiume. A conti fatti, è proprio questa la prima cassa d'espansione utilizzabile. La cassa è un po' come un parcheggio per l'acqua, ma in mancanza di strade percorribili diventa inutile aumentare lo spazio a disposizione». Il presidente del comitato "Il Guado" Sauro Melani, assieme a Maria Romano, non ha apprezzato le molte dichiarazioni che, dopo gli allagamenti di Natale, hanno chiesto la realizzazione di nuove casse di espansione. Contro alluvioni e allagamenti - questo l'assunto - la prevenzione sarebbe tanto necessaria quanto conveniente. Ma per Ombrone, Calice ed altri - non sono molto chiari i nomi degli enti preposti alle varie opere di monitoraggio. I compiti vengono divisi fra Genio civile, Consorzio di bonifica Ombrone-Bisenzio e Provincia ma è quest'ultima - secondo Melani - che, in ultima analisi, dovrebbe sovraintendere alla preservazione del territorio. La Provincia ha inoltre il compito di dirigere i fondi stanziati a monte prima dal governo e poi dall'Autorità di bacino e anche su questo punto la questione non è mai stata chiara, secondo Melani. «Nel 2000 furono stanziati dalla Provincia 50 miliardi delle vecchie lire per un progetto che, molto genericamente, prevedeva la messa in sicurezza degli argini e la sicurezza dal rischio idraulico. A distanza di 10 anni, tornando negli stessi luoghi che avrebbero dovuto essere interessati dai lavori, non si nota alcuna differenza. Lo abbiamo visto anche a seguito di una nostra iniziativa che prevedeva un percorso sopra l'argine dell'Ombrone qualche anno fa, durante il quale era già visibile lo stato di degrado degli argini che ora ha raggiunto un livello di pericolosità ancora maggiore». Tutto gira attorno alla lunghezza della "coperta" degli stanziamenti ma se, come in questi anni, si è rivelata essere sempre più corta si deve dare priorità alla manutenzione dei fiumi, lasciando comunque aperto il discorso sulle casse d'espansione che da dieci anni hanno monopolizzato l'attenzione e i fondi. «Per mettere in piedi un'azione costante di monitoraggio, per ora assente - continua Melani - sarà però necessaria una buona organizzazione strutturale da parte degli organi preposti alla manutenzione dei fiumi, divenuta ormai una ristrutturazione, al fine di limitare, in futuro, l'eccessivo ricorso a interventi di "somma urgenza" che prosciugano i fondi lasciando incerto il discorso sulla messa in sicurezza a lungo termine dei fiumi».