MILANO I sindacati dello spettacolo insorgono contro la politica culturale del Governo e mettono in cantiere una serie di manifestazioni di protesta in tutta Italia. Il ventilato taglio del Fondo unico per lo spettacolo (100 milioni nel 2004 e altri 200 nel 2005), i vincoli posti dal decreto Urbani alla contrattazione integrativa e l'innalzamento previsto dalla delega previdenziale dell'età pensionabile per le masse artistiche a 60 e 65 anni sono le ragioni fondanti della protesta. «Il taglio del 20 del Fus per quest'anno, ad attività produttiva quasi conclusa, non hanno bisogno di approfonditi commenti: siamo al dimezzamento dei fondi per lo spettacolo» ha detto ieri Bruno Cerri, segretario della Slc Cgil di Milano, anche a nome di Cisl, Uil e Cisal. Già nel corso degli ultimi anni c'è stato un logoramento costante del Fus, che a valori depurati dagli effetti dell'inflazione è sceso dagli 810 milioni dell'88 ai 500 del 2004. Per i sindacati, inoltre, «è incomprensibile la violazione dell'autonomia contrattuale tra le parti» introdotta dal decreto Urbani, che pone una serie di limiti alla contrattazione integrativa, «tra l'altro in termini molto generici, e per questo più pericolosi». Il fatto poi di portare a 60-65 anni l'età pensionabile per i ballerini, «significa la fine dei corpi di ballo stabili ha aggiunto Cerri . Nessuna Fondazione sarà più in grado di mantenere un corpo di ballo se dovrà continuare a pagare anche persone che non possono più lavorare». Non per nulla in tutta Europa i ballerini vanno in pensione a 45-46 anni. Cerri ha poi aggiunto che è già stato chiesto al ministro del Welfare, Roberto Maroni, di stralciare questo provvedimento. «Non siamo più al grido di allarme ha aggiunto Domenico Dentoni, della Uilcom ormai la frittata è fatta. In Italia ci sono già teatri che non pagano gli stipendi, nessuno è più in grado di fare una programmazione a medio-lungo termine, perché nessuno sa quali siano le risorse a disposizione. Tanto più che anche gli enti locali spesso hanno ridotto i finanziamenti». Come nel caso della Regione Lombardia, il cui contributo alla Fondazione Scala è stato tagliato di due terzi negli ultimi due anni. «Abbiamo bisogno di certezze ha aggiunto Dentoni non si può continuare a navigare a vista». E mentre a Milano si terrà sabato un concerto straordinario della Scala «a sostegno della cultura», diretto da Riccardo Muti, altre iniziative sono state preannunciate dai lavoratori di Firenze e dell'Arena di Verona.
Protesta dei confederali: no ai tagli nello spettacolo
I sindacati dello spettacolo in Italia si sono uniti per protestare contro la politica culturale del governo. Hanno richiesto il ripristino del taglio del Fondo unico per lo spettacolo, che è stato ridotto a 100 milioni nel 2004 e 200 milioni nel 2005. Inoltre, hanno criticato il decreto Urbani, che ha introdotto vincoli alla contrattazione integrativa e ha aumentato l'età pensionabile per le masse artistiche a 60 e 65 anni. I sindacati hanno anche criticato il taglio del 20% del Fondo unico per lo spettacolo, che ha portato a una riduzione dei fondi per lo spettacolo.
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